recensione concerto Mars Volta

The Mars Volta, tra psichedelia e atmosfere oniriche

Ai Magazzini Generali, i nuovi brani di "Noctourniquet"

Un'aria western apre la serata del 20 giugno, come in un film di Sergio Leone. Le luci si alzano e i Mars Volta sono pronti sul palco dei Magazzini Generali. Un'ora e quarantacinque minuti di musica suddivisa in tredici brani. La maggior parte della scaletta è dedicata alle evoluzioni di Noctourniquet. Le atmosfere oniriche si stemperano sulla chitarra di Omar Rodriguez-Lopez, sensuale e accattivante.

La voce di Cedric Bixler-Zavala scala le note aspra e ruvida, ma è la sua gestualità che colpisce. Il filo del microfono che frusta l'aria, il corpo che segue il ritmo psichedelico delle parti strumentali, la chioma fluttuante. Le canzoni prendono vita, sembra di poterle accarezzare. Il ritmo epico e sfrenato di Aegis si tramuta nella notturna In Absentia, un ritmo ciclico che passa dalle elegie acide degli anni Sessanta al blues rock dei Settanta, dosato dalla punta delle dita di Lopez. I musicisti non danno il minimo segno di cedimento, ogni brano è un nuovo passo del loro visionario viaggio. Quando tocca al primo dei due brani estratti dal corpus precedente, Zavala dice scherzando "l'acustica qui è strana, temo dovrete aiutarmi a cantare". The Widow esplode e il pubblico asseconda il desiderio dei Mars Volta, canta e si dispera intravedendo la fine dello spettacolo, che si chiude con Goliath. Nessun bis, nessuna pietà. Ad aprire la serata Le Butcherettes. La cantante Teri è una menade carismatica, la voce intensa e urlata potrebbe far scattare paragoni con la prima PJ Harvey. Un gustoso inizio con questo trio garage punk prodotto dallo stesso Lopez.
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