Sondre Lerche

Piccola grande musica d'autore dalla Norvegia sul palco del Teatro Martinitt

Sei album, una colonna sonora per Hollywood e svariati tour mondiali: sembra il curriculum di un big da hit parade e invece quello che si è presentato, timido e angelico, sul palco del Teatro Martinitt la scorsa domenica 2 ottobre, è un giovanotto con due occhioni da bambino e le spalle piccole piccole. Il ventinovenne norvegese Sondre Lerche torna in Italia in occasione dell’uscita del suo ultimo album, a cui ha dato il suo stesso nome. E lo fa con lo stile di chi, nonostante l’età, ha già capito come mescolare varie influenze di qualità e confezionare un pop tale che, a definirlo solo così, non si rende giustizia alla sua caratura.

Da Bacarach ai Beatles, dai Beach Boys a Elvis Costello, con venature funky e arrangiamenti orchestrali: nei brani di Lerche ci sono tanti riferimenti (e quali!) che alla fine non ha senso far la caccia al tesoro, tanto vale gustarsi i momenti intensi e lasciarsi trasportare dalle accelerate strumentali. È ciò che fa il pubblico del teatro, in un’atmosfera tanto intima che, a metà concerto, basta fare silenzio per ascoltare My hands are shaking in versione (veramente) unplugged: senza amplificazione e senza microfono. E alla fine solo applausi per l’enfant prodige, sperando che rimanga un “prodige” anche quando non sarà più “enfant”.