Sarah Jane Morris

Al bando gli energizzanti chimici perché la voce graffiante della cantante inglese scompiglia il Blue Note

DAL BLUES - A Sarah Jane Morris avevano raccontato che il blues è trapiantato nella voce ed una volta uscito fuori non te lo togli più di dosso, che quando ti agiti su un palcoscenico in maniera tribale non puoi che richiamare la sinuosità dei movimenti di Janis Joplin, che un'interprete per essere vincente deve farsi assimilare dal brano che le passa accanto e trasformarsi in una libellula. "E' bello essere di nuovo a Milano – esordisce dal palco del Blue Note la cantante di Southampton – Questa città è la mia seconda casa".

SARAH JANE E IL BLUE NOTE - La cavalcata musicale smuove il tempio del jazz di via Borsieri con I Can’t Stand the Rain e Leaves Around the Door. Come fai a non smidollare la tua immaginazione quando una voce solca le parole e ti porta tra orizzonti infiniti, praterie lontane o cowboy sulla via del crepuscolo? Pop e ritmica convivono in Cowboy Junkies, la sua voce rampicante esplode in Blind Old Friends, contraddizioni femminili e punte di ironia si rincorrono in It's Jesus I Love, esplorazioni di nuovi territori riappaiono in Heaven, speranze mai annegate in Tomorrow.

APPLAUSI - Il pubblico applaude e la acclama assieme ai suoi impeccabili musicisti: da Neil Moccoli e Kevin Armostrong alle chitarre a Henry Thomas e Martyn Barker, rispettivamente al basso e alla batteria. Chissà se qualcuno tra il pubblico del Blue Note si sarà ricordato dell'indimenticabile performance all'Ariston di Sanremo del 1990, o chi invece avrà confermato i successi di una carriera straordinaria nelle esecuzioni di Piece of My Heart o  Don't Leave me This Way, la canzone che la fece balzare in cima alle classifiche inglesi con i Communards. Speriamo di rivederla presto a Milano, visto che è in trattativa per un concerto a dicembre al Teatro Smeraldo.    

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