Regina di note Carter

Dopo l'onore di suonare un violino di Paganini, La musicista di Detroit è reduce da due date a Milano

Probabilmente un buon orecchio e un cuore spalancato alla musica fanno parte del patrimonio genetico della famiglia di Regina Carter, cugina in secondo grado del saxofonista James Carter. Reale e regale personalità del panorama jazz internazionale: nessuno suona il violino come lei. E' reduce da due serate al Blue Note e verrebbe voglia di aver ascoltato tutti e 4 i concerti previsti, ma così non è.

RIFLESSI CANGIANTI - Mercoledì, al penultimo spettacolo milanese, sale i gradini che la portano sul palco indossando una tunica in shantung di seta azzurra che manda riflessi cangianti, un po' come fa il suo violino: un attimo ti sembra di cogliere una tonalità che vira sul country, per poi sfumare nel classico, un arcobaleno di suoni che non si sa bene dove comincia e dove finisce. Soprattutto stupisce la formazione di questa'artista che ha imparato a suonare per imitazione, ascoltando la musica di altri grandi del jazz e non solo solo, con il metodo Suzuki.

GRAZIE MAMMA! - Proprio alla madre, che la nutrì a pane, Duke Ellington ed Ella Fitzgerald, Regina ha dedicato il suo ultimo album, I'll be seeing you: a sentimental journey, con cui delizia il pubblico sulle note di Sentimental Journey. Ma il repertorio sfoggiato per la data milanese attinge anche a dischi più datati, come Rhythms of the heart, infatti il concerto si apre con la melodia di Cook's Bay.   Che Regina Carter pizzichi le corde del violino o le accarezzi con l'archetto, il risultato resta stupefacente in ogni caso: il suono che produce può sembrare un dolce fischio e poco dopo un'energica chitarra. Un cocktail di sensazioni e sonorità che fanno di Regina Carter una stella del firmamento musicale. Non a caso qualche anno fa Genova le concesse di suonare il preziosissimo violino di Paganini, denominato "Il Cannone", per un concerto che la consacrò ulteriormente.

DA QUINTET A QUARTET - Nota "blu profondo", in una serata perfetta, il malore del batterista Alvester Garnett che lo costringe a lasciare la scena. Non ci si preoccupi, nulla di grave, e infatti la musica continua senza scemare nella qualità, al massimo ci si concede la correzione: "Signore e Signori, ecco a voi il Regina Carter Quartet".

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