Prodigy, l'urlo della musica

Un grande feeling col pubblico per un concerto breve e adrenalico

Il dancefloor dell'Alcatraz si scalda con Dj Myke & dj Aladyn per il set dei Prodigy. I due armati di tastiera e console si nascondono sotto i cappucci delle loro felpe scure. La musica picchia attraversando i generi e proponendo una versione alterata di Smells Like Teen Spirit, che mantiene, anzi, accentua la sua carica di ribellione generazionale.

Dopo un breve stacco tutto è pronto per i Prodigy. Un palco retroilluminato e fumoso accoglie la band, le luci rosse sui volti accentuano l'aspetto infernale e luciferino del palco. Un sabba musicale, una lotta tribale si svolge su e giù dallo spazio scenico. Dalle canzoni come Voodoo People, Warrior DanceInvaders Must Die all'incitamento da parte di Keith Flint e Maxim, più simile alla presenza scenica del rock o del rap. L'intera platea scende col calare dei beat e spicca un salto collettivo con l'esposione della musica. Un'ora e trenta sembra volare in fretta con il flusso d'adrenalina. Non mancano dalla scaletta Firestarter, Smack my bitch up e Breathe: le tre canzoni che li hanno fatti conoscere al grande pubblico nel 1997. Anche le nuove canzoni, però, scatenano il pubblico e i ritornelli vengono recitati come un mantra, o un canto di guerra.

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