Piers Faccini

Il folk entra in punta di piedi al teatro Martinitt

Padre italiano, madre inglese, scuola francese, apprezzato dagli americani e vicino agli ambienti artistici africani: è un vero omaggio alla "musica del mondo", il folk di Piers Faccini, ospite del Teatro Martinitt nella serata di lunedì 21 novembre.

Lo chansonnier, dal cuore sensibile e la voce intensa, entra quasi in punta di piedi dal fondo della sala cantando senza microfono sui sonagli di un tamburello. Poi sale sul palco e imbraccia una chitarra vintage dal suono caldissimo, accompagnato da percussioni a volte solo accennate ed eleganti vibrazioni di violoncello.

Un’atmosfera autunnale, forse a volte anche un po' troppo soft, ma sempre toccante e mai banale. Sonorità pescate dalle tradizioni popolari, tra moderne tarantelle e arpeggi arabeggianti, ma anche riferimenti al blues di Muddy Waters e al songwriting più intimista di Nick Drake. Nel suo perfetto italiano Faccini dialoga col pubblico e, in A storm is gonna come, lo coinvolge trasformando i cori in sussurri, come uno strumento aggiunto. Una soffice coltre di piume dopo lo spumeggiante set d’apertura dell'ottimo The Niro.