Paul Banks

Il rock oscuro di Paul Banks. L'anima degli Interpol al Tunnel Club

Ci aveva provato con uno pseudonimo e aveva conquistato un buon pubblico con Julian Plenti is... Skyscraper. Ma quel nome, Julian Plenti, ormai gli andava stretto. Per questo il buon Paul Banks ha deciso di metterci nome e cognome nel suo nuovo album: Banks (Matador Records). Il live del primo febbraio al Tunnel si avvale delle canzoni di entrambi i dischi, da Skyscraper a Fun that we have, da Arise, awake a The Base. D'altronde le ispirazioni sonore sono le medesime, così come si sente una scia di Interpol, di cui Banks è cantante e secondo chitarrista.

Il suo timbro così curioso è facilmente riconoscibile, un tratto distintivo che non sempre è un bene, soprattutto quando un artista intraprende la carriera solista. Il pubblico milanese però ne rimane rapito e non risparmia gli applausi. Banks e la band di accompagnamento vestiti di nero suonano nella penombra dei faretti, tra i luccichii dei gioielli, il chitarrista porta su entrambe le mani dei teschi dorati.

Una metafora della musica generata: oscura, geometrica e coerente con sprazzi di luminosità (musicale) inaspettata come in Summertime is coming o Games for days, canzone che chiude l'ora abbondante di concerto.
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