Recensione concerto Paolo Conte Milano

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Paolo Conte e le stelle del Jazz

AUTORE
Rosario Pipolo
DATA NEWS
giovedì 11 novembre 2010
ARGOMENTI
Recensioni, Paolo Conte, Recensioni concerti, Concerti, Milano, Nelson, Roberto Benigni, via con me

Il cantautore astigiano strega gli Arcimboldi tra evasioni jazzate. Ad applaudirlo c'è anche Roberto Benigni.

Le stelle del jazz stanno a guardare quando al piano è seduto Paolo Conte. Facciamocene pure una ragione. Osservano lo chansonnier con la sua voce ruvida e increspata che si barcamena tra storie rarefatte, isole tropicali, atmosfere delicate, sentimenti sussurrati, farraginosi approcci all'altra faccia della vita, quella introspettiva. Dopo gli ultimi concerti sul palco claustrofobico dello Smeraldo, il cantautore astigiano approda al Teatro degli Arcimboldi, uno spazio più congeniale per le sue bizzarrie jazzate, intime sì, ma bisognose di dilatazioni fisiche.

ACQUERELLO MUSICALE - Eleganza, stile, classe in un acquerello musicale di quasi due ore, senza sbavature, tra i palleggi del cuore di Alle prese con una verde Milonga, Dancing, Cuanta Pasion, Max e Sotto le stelle del jazz, e le storie seppiate di Massaggiatrice, Nina, L'orchestrina, tratte dall'ultima fatica Nelson. Paolo Conte è l'unico cantautore italiano che può permettersi un live a stagione, perché è come l'impavido Corto Maltese di Pratt: solca ogni volta il suo oceano con traiettorie diverse. Così persino un classico come Bartali, da dagherrotipo contiano che era, diventa l'immagine in movimento del Belpaese sparito.

VIA CON ME - Il jazz di matrice nordamericana di Paolo Conte evoca lo stile visivo di Hugo Pratt (la copertina dell'album Parole d'amore scritte a macchina è del maestro di Malomocco). Le parole diventano sonorità tribali e accenni visionari nello stile dell'acquerello, che rispetto alla pittura a olio, ti dà la chance di completare l'opera con l'immaginazione. Doppio bis con Via con me, che fa naufragare lo chansonnier piemontese nel suo universo femminile e ci riporta alle meschinità della provincia, territorio del pettegolezzo e della cattiveria umana. Come un buon bicchiere di vino, le canzoni di Paolo Conte più invecchiano e più si assaporano con gusto. Cin cin Maestro, a lei e ai suoi splendidi musicisti!

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