Paolo Benvegnù, tra impegno e ironia

Il cantautore in concerto al Teatro Martinitt. In equilibrio tra gioco, poesia e storie di desolazione

Il velluto rosso e il fondale nero del Teatro Martinitt concordano splendidamente con l'immaginario del cantautore che si sta esibendo sul palco. Il 12 dicembre Paolo Benvegnù, con i capelli argentati e la chitarra Fender in spalla, racconta storie di desolazione umana, di sconfitta e di vittime collaterali degli uomini di potere. Le parole sono interpretate da una voce possente, calda e avvolgente, mentre la musica si compone di chitarre cristalline, spesso taglienti.

La sezione ritmica completa un sound corposo ma non soffocante, volto a mettere in risalto la narrazione. Immagini vivide prendono forma col fluire dei pezzi, quasi totalmente estratti dall'album Hermann. Benvegnù tesse una trama fitta di personaggi disperati, da Moses "che distrugge per conquistare" a Cerchi nell'acqua "che non sanno nuotare". Lui però dimostra come l'ironia possa entrare nello spettacolo. Sin dall'introduzione scherza sulla sua età e sul suo peso - "sono tornato a Milano, dove sono nato, e sembro Babbo Natale" - fino alla parodia finale della canzone Alejandro di Lady Gaga. Nel mezzo c'è anche la serietà con cui afferma che il capitalismo è morto e lo racconta con la pacatezza del saggio. O ancora che l'unica speranza è di vedere fiorire i ciliegi sul ponte della Ghisolfa: "ne è rimasto solo uno, lo vedete sulla destra arrivando da piazzale Lotto". E su queste parole parte Suggestionabili, uno dei classici del cantautore, perfetto esempio di equilibrio poetico.
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