Ojos de Brujo

Dalla Spagna tradizionale a Marte

Gli occhi dello stregone si aprono sull'IdroPark in questa primavera milanese che sembra essere in ritardo quanto le sue zanzare… Metà del pubblico si è già riversata sotto il palco mentre un'altra metà è per buona parte ancora in auto cercando di inventarsi un parcheggio lungo il perimetro del parco. Questa sera il palco è ostaggio degli Ojos de Brujo, "Gli occhi di stregone", una band di Barcellona che sta portando il suo terzo disco in giro per il mondo dopo aver "sonnecchiato" per quattro anni.

Parlare di loro non è certo cosa facile visto che si tratta di uno dei gruppi più contaminati in circolazione, tuttavia una certezza c'è: il Flamenco. E con il flamenco c'è anche tutta l'energia del sole spagnolo, delle mani, delle suole che tempestano il pavimento e delle grida che le accompagnano... Ma se a questo punto vi viene in mente una caricatura della Spagna più tradizionale e stereotipata non potreste essere più lontani dalla realtà. Gli Ojos de Brujo usano di tutto per condire la loro insalata, dall'Hip-Hop al Funk, dal Rap al Reggae, sintetizzando il tutto in una miscela esplosiva che dal vivo porta vittime sicure.

Le "vittime" di sabato sono state investite da bordate di percussioni accompagnate da loop e campionamenti, hanno visto una ballerina in costume tradizionale spagnolo contrastare con lo schermo sullo sfondo, dove filmati anni venti si alternavano con astrazioni Hi-Tec e documenti su rivolte sociali, e soprattutto hanno "subito" l'energia di Marina laCanillas, cantante virtuosa ed aggressiva al tempo stesso, che ha traghettato il pubblico in un viaggio partito dalla Spagna delle radici per finire su Marte. L'atmosfera, inizialmente un poco composta forse anche a causa del fatto che gli Ojos non li vedi tutti i giorni su Mtv, si è subito trasformata in una festa che ha riempito anche la metà di prato inizialmente rimasta vuota, colorando la serata con forti pennellate di giallo e di rosso.

Verso la fine del concerto, trattenuti sul palco da un pubblico sempre più convinto, i dieci di Barcellona si sono lanciati in un festival di percussioni che ha fatto capire a tutti, come se ce ne fosse stato ancora bisogno, che gli Ojos de Brujo sono un gruppo di musicisti sopraffini che può saziare il bisogno dei più esigenti "virtuosisti" senza dimenticare di illuminare tutti, proprio come il sole della loro terra. Verso le 22.30 sono scesi definitivamente dal palco lasciando il pubblico appagato ma con quel pizzico di fame che ti fa sperare di incontrarli ancora sul tuo cammino, magari presto, magari quest'estate, magari pronti a farsi mangiare…