Neve Ridens

La Poesia, Musa di Marco Parente e della sua band, fa vibrare energia a Radio Popolare

Se avessi una storia da raccontarvi non sarebbe molto differente...La storia vanno a comporla le splendide canzoni del live di Marco Parente per la trasmissione "Patchanka" di Radio Popolare.

A far sbocciare la loro bellezza contribuiscono Enrico Gabrielli (fiati, pianoforte, glockemspiel, vibrafono, honky tonk, mellotrone), Enzo Cimino (batteria, groove box), Gionni dall'Orto (basso, groove box) e Asso Stefana (chitarra, armonica, piano), riempiendo il pubblico di meraviglia.

Serve concentrazione per non perdere nemmeno un passaggio di ciò che sta avvenendo lì di fronte a noi. Testi su cui pensare e musica a cui affidare le proprie membra. Le situazione più intime giovano decisamente alle performance di Marco, portandoti ad assaporare cibi di rari gusti, rimodellati ogni volta a seconda dei commensali. Agli angoli della bocca restano sempre delle parole, che non ti vorresti pulir via e allora Parente, sguardo di pietra e sguardo curioso, le interpreta, facendo sì che il suo corpo sia un prolungamento del loro suono.

Danza. Danzo con la mente. Gocce di rugiada cadono sul pianoforte, mentre Enrico disegna sulla tatiera note che si librano nell'aria come farfalle pensanti. Fantastico! Ora suona sax e piano insieme, ora suona con frenesia a due mani, stile dipinto futurista...ma quante mani ha?

Anche gli altri componenti del gruppo hanno le loro peculiarità: Enzo suona sulle custodie della batteria, Asso ha come fedele compagna una chitarra retrò, Gionni usa come plettro una vecchia scheda telefonica. Marco è tutto una particolarità, basti vedere che, pur essendo mancino, suona una chitarra per destri.
Il sesto elemento on-stage è la Poesia che, trasparente, invade le forme circostanti, se ne impossessa e le fa danzare.

Dopo avere presentato i brani del nuovo album "Neve Ridens (Neve)", Marco, sorridendo a qualcuno di immaginario, ci concede con piacere due bis tratti da "Testa di cuore".
E così ritorno nel buio della città, lacrime di pioggia sulla mia Luna. Domani tornerà il Sole.