Giacche d'ordinanza e grinta, questa è la "semplice" ed efficace ricetta della band milanese
Nello sguardo fiero del cantante Davide Autelitano, in piedi sulla transenna in mezzo al pubblico che canta, c'è tutto il senso di un sospirato ritorno a casa per i
Ministri, che al
Circolo Magnolia hanno sempre avuto il loro quartier generale. E l'accoglienza del pubblico, al
Saphary summer Fest del 3 luglio, non ha deluso le aspettative, nelle voci squarciate che hanno accompagnato i pezzi più amati e nelle braccia alzate che hanno sorretto il crowd surfing di Davide. Alla vista delle loro immancabili giacche il pubblico comincia a scaldarsi sulle prime note di
Berlino 3. Poi è un climax di emozioni tra brani del primo album,
Non mi conviene puntare in alto, e dell'ultimo: la titletrack
Tempi bui e
Il bel canto, vera perla di estetica decadente e di nichilismo sociale, dove si raggiunge uno dei momenti più toccanti della serata. I testi, violenti come pugni nello stomaco, sono suggellati da una presenza scenica dirompente. Si chiude con
Abituarsi alla fine prolungata per accogliere
le presentazioni della band e per avere il tempo per un altro stage diving.
Durante la serata sui diversi palchi del Magnolia si sono esibiti, tra gli altri,
The Please con un folk-rock ambizioso tra archi, fiati e percussioni statiche nello stile evocativo degli Arcade Fire. Sul
mexican stage hanno vinto le atmosfere minimal degli
Iori's Eyes, piacevole soluzione dal respiro internazionale a metà tra campionamenti e suoni unplugged. Mentre alla new wave ultradinamica dei
Leggins è affidato il palco principale, dove la band mostra un talento innegabile e un'amalgama efficace.