Mettetevi i dARI in testa

Dopo "Sottovuoto generazionale" arriva il nuovo capitolo discografico della band: "In testa"

Il nome dARI può essere accolto da gridolini di adolescenti estatiche o dai fischi di chi non riesce ad accettare l'idea che la loro sia definita musica. Agli esordi sono stati definiti sottovuoto generazionale, e loro ne hanno fatto il titolo del primo album. I capelli sono cambiati, ma solo di colore. Dario ha puntato all'arancione e Fabio si è convertito al blu, come ci tiene a precisare anche nell'autografo, mantenendo inalterato il fattore make-up.

Il loro secondo album In testa (EMI Music) ha preso vita dopo 9 mesi, praticamente "un parto", come precisa Fabio. "In Sottovuoto generazionale abbiamo parlato dei ragazzi che hanno qualcosa dentro e lo vogliono tirare fuori, ma sono schiacciati dalla società - spiega Dario - In testa amplia la prospettiva. Le cose importanti che stanno in coda devono essere messe davanti". Appare una società sempre più egoista e la voglia di uscire dai canoni che la televisione, ormai obsoleta, ci propone. Ad esempio i talent show, che sfornano uno dietro l'altro i nuovi cosiddetti talenti musicali italiani. "Il sistema che sta dietro ai talent show è sbagliato. Nessuno si rende conto che i vari vincitori vanno nel dimenticatoio. Internet, invece, è meritocratico". A dispetto di chi li giudica superficiali, Fabio fa presente che nel loro album trova spazio anche la filosofia, non in stile Kant o Schopenhauer, semplicemente la filosofia dARI. Sono tornati, non ci resta che mettercelo in testa.

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