Concerto Melvins - Mezzago

Melvins: impigliarsi negli anni Novanta

La band dimostra al pubblico del Bloom cosa vuol dire essere musicisti

Vedere un calzino bianco in un paio di sneakers è così anni Novanta. Ma d'altronde al Bloom il tempo si è fermato. Nella serata del 6 ottobre sul palco dello storico locale salgono i Melvins. La formazione nordamericana racconta i suoi venticinque anni di carriera concentrando in un pugno di brani tutte le sfumature del proprio sound. Un'ora e quaranta minuti che parte con la cavalcata Hung Bunny da Lysol e, senza interruzioni, si chiude con Shevil. La precisione e l'impressionante sincronia dei musicisti lascia basiti. Una musica così possente e violenta non sembra poter scaturire con premeditazione, ma ogni gesto è misurato, contenuto.

Gli sguardi si incorciano, piccoli cenni, sta andando tutto bene. King Buzzo con la sua voce aspra conduce il gioco anche se è la parte strumentale la vera protagonista. Ignorare la presenza delle due batterie è impossibile, un ritmo marziale e feroce come le divise indossate dai due musicisti dietro i tamburi. Le bocche sono allibite dalla perfezione dei movimenti, instancabili rimangono sul palco senza smettere nemmeno per un secondo di suonare. I volti sono lucenti di sudore e gli occhi sgranati. Sul palco sta suonando una band che ha forgiato una sua via personale al metal, inglobando hardcore alla Black Flag, elementi stoner e sperimentali. Gli anni Novanta son tornati, erano rimasti  impigliati tra la chioma scapigliata di Buzzo.

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