Meat Puppets tra celebrazioni e ricordi

Al Bloom, la band americana ripropone i brani di "Meat Puppets II" con la grinta di trent'anni fa

In 25 anni, il Bloom ne ha viste di band sul suo palco. Il 5 aprile, i Meat Puppets - gruppo che ha fatto la storia dell'underground americano - hanno riproposto dal vivo il loro secondo album, datato 1984. Una serata di celebrazioni e di ricordi. Con la loro particolare miscela, a suo tempo, i fratelli Kirkwood affascinarono anche i Nirvana, che coverizzarono tre pezzi di Meat Puppets II: Plateu, Oh me e Lake of fire. Brani che, eseguiti dai loro creatori, sono delle gemme grezze, intrecciano con abilità il country-style con la velocità del punk, aggiungendo spolverate di chitarra acida.

Le code di cavallo ben strette, t-shirt scure e un'instancabile voglia di suonare: dai loro volti traspare la stessa grinta di trent'anni fa. Tra il pubblico, capelli bianchi e giovanotti curiosi di ascoltare un disco tanto eclettico nei generi quanto coeso. Le trame sonore sono ben radicate nella tradizione americana, il country e il blues sono suonati con fervore hardcore, il cantato è tanto accellerato da diventare uno scioglilingua. Nei brani strumentali, tra cui Aurora Borealis, i tre danno vita a una vera vocazione per l'astratto, quella punta di psichedelico che aggiunge una curiosa variabile alle solide basi di basso e batteria. Ad aprire la serata, i Love in elevator, trio veneto che fa del sound anni Novanta una bandiera in cui avvolgersi per poi lacerarla. Il cantato in inglese si alterna all'italiano con pari forza ed efficacia. Brani come Dune, cavalcata pscyhonoise, e Autodamned, inteso urlo punk, rappresentano i due poli creativi di una band da scoprire.