Non era l'
Alcatraz dei grandi sold out quello che ha accolto i
Marlene Kuntz nel concerto di sabato 5 marzo. Vien da dire "pochi ma buoni": un pubblico di fedelissimi, ex adolescenti, direttamente dal cuore degli anni Novanta. E a tratti sembra quasi che il tempo non sia mai passato per la band piemontese. A maggior ragione per Cristiano Godano, trascinatore carismatico che conserva una voce sensuale e graffiante e dà l'impressione di non aver fatto altro che stare su un palco negli ultimi vent'anni.
Tornati da pochi mesi con un nuovo album,
Ricoveri virtuali e sexy solitudini (Sony), tra rispettosi consensi e qualche critica di scarsa innovazione, i Marlene rispondono dal vivo con un atto di autoconsacrazione. Sarà anche "la solita roba" ma non è roba da tutti. Il risultato è un amalgama sonoro lezioso ed efficace, con grande cura dei particolari perfino nelle trovate più noise. Si passa con agilità dai classici ai nuovi brani, tra ballate intime e superbe (
Musa,
Oasi), e pennate violente e catartiche (
Sonica, Nuotando nell'aria). Fuori dal palco e di nuovo dentro per tre bis, finché non si chiude con
Notte, che, dopo oltre due ore, suona come un appagante saluto.