Manzarek e Krieger: quel che resta dei Doors

IL blues rock degli anni Sessanta e Settanta rivive, per una sera, all'Ippodromo

Magliette, bandiere, borsette e tatuaggi. Fanno da supporto ad uno dei volti più iconici della storia della musica: Jim Morrison. Un fantasma che aleggia tra gli animi, le vesti e i corpi dei fan accorsi all'Ippodromo di Milano domenica 8 luglio, per assistere al concerto di Ray Manzarek e Robby Krieger of The Doors. Ovvero, rispettivamente, del tastierista fondatore e dello storico chitarrista di una delle band più influenti e controverse del rock.

Se sul biglietto l'inizio dello show è previsto per le ore 21, Manzarek (73 anni), Krieger (classe 1946) e compagni si fanno attendere, salendo sul palco un'ora dopo, annunciati dai versi poetici dei Carmina Burana (la cosa ricorda molto il film biografico diretto da Oliver Stone). Di nero vestiti, Dave Brock (voce), Phil Chen (basso) e Ty Dennis (batteria) sono i nuovi compagni di viaggio dei due noti musicisti. E con taglio di capelli e movenze che ricordano il ribelle Jim, Brock apre la serata con Road House Blues, scantenando l'euforia del pubblico, dove si scorgono non pochi nostalgici e personaggi dalla mise sciamanica. Si prosegue con Break on Though (To The Other Side), When The Music Over, Peaple Are Stanger. E ancora, Alabama Song (Whisky Bar) e Touch Me, confezionado così novanti muniti di live. Sigillati dall'eterna Light My Fire.
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