Ligabue

Il rock del cantautore di Correggio esplode allo Stadio Meazza

Lo Stadio Meazza lo ha atteso e lui non delude mai le aspettative. Poco dopo le 21.00 Luciano Ligabue sale sul mega palco che domina lo stadio milanese. Il popolo di Liga c’è e si fa sentire fin dall’inizio del concerto. Il tempo di impugnare la chitarra e iniziare questa ennesima girandola musicale. “Nome e Cognome Tour” è l’avventura musicale che segna il ritorno del cantautore di Correggio nei grandi spazi per eseguire dal vivo il meglio del suo ultimo album.  “Ognuno di noi è la somma di tutti i momenti della propria vita – aveva detto Ligabue - Quel risultato è, nel bene e nel male, unico. Nome e Cognome ha a che fare con la difesa di quell’unicità. Si affannano a metterci tutti dentro grandi contenitori appiattenti: generazione, pubblico, audience, gente. E poi, a fianco di parole così generiche, mettono un paio di aggettivi con cui si pretende di descriverci un po’ tutti: la generazione annoiata o sognatrice o rassegnata”.

Tanto lo sappiamo tutti che quando vibrano le corde della chitarra di uno dei rocker italiani più amati del momento, niente e nessuno riesce più a fermarla. Ligabue racconta le emozioni attraverso "Il giorno dei giorni", la main track dell’ultima fatica discografica, e continua con piccole stelline del suo quindicinale percorso discografico: da "Hai un momento Dio" a "Vivo o morto X", passando per "L'odore del sesso", "Sono qui per amore", "Una vita da mediano" per passare alle immancabili "Tra palco e realtà", "Certe notti" e "Urlando contro il cielo".

L’esibizione è accompagnata dalle immagini che scorrono su due maxi schermo. Sequenze che ci fanno riflettere sulle atrocità della guerra con cifre negative e preoccupanti. Dalle tribune si alza un lungo coro quando Ligabue, in versione acustica, canta “Il mio nome è mai più”. Applausi per lui e per tutti coloro che lo hanno accompagnato: i Clandestino, (Max Cottafavi, Luciano Ghezzi, Gigi Cavalli Cocchi, Giovanni Marani) e La Banda (Federico Poggipollini, Mel Previte, Robby Pellati, Antonio Righetti, Niccolò Bossini). Senza dimenticare il grande Mauro Pagani, ex-Pfm e collaboratore di De André, che con il suo violino ha reso dei pezzi davvero suggestivi. Quasi due ore e mezza di musica che hanno fatto di Liga il re del rock italiano in una sera di maggio.