Lee Konitz

Ottanta anni all'anagrafe per una leggenda vivente ad Aperitivo in Concerto

LEE KONITZ - Il jazz è anche improvvisazione. Non è scontato ribadire che indimenticabili performance jazz sono legate all'arte di improvvisazione e sappiano bene quanto questo conti nel jazz di matrice americana. Lee Konitz è stato ospite sul palco del Manzoni per Aperitivo in Concerto, la rassegna che continua a portare a Milano grandi stelle del jazz. Konitz è imprevedibile, è uno che non riesci mai a capire da che parte vuole arrivare. Anche perché il jazzman riesce a coinvolgere sempre il pubblico, a renderlo protagonista. Scherza, coinvolge gli spettatori ed esordisce così: "Qualche domanda da fare prima di iniziare? Per adesso risparmiatele..."

NEW NONET - Sul palcoscenico è accompagnato da altrettanti nomi interessanti del panorama musicale contemporaneo: c'è il jazzista israeliano Ohad Thalmor, il trombettista newyorkese Russ Johnson, il trombonista californiano Jacob Garchik, il clarinettista newyorkese Denis Lee, il violoncellista del Connecticut Greg Heffernan, il chitarrista portoghese André Fernandes, il contrabbassista argentino Demian Cabaud e il batterista newyorkese Dan Weiss. Una bella squadra di cannonieri, che assieme formano l'ambizioso progetto New Nonet.

RICERCA E STILE - Quando Konitz impugna la sua tromba, vi soffia dentro e come per magia lascia che il suono trasporti lo spettatore, si coglie subito uno stile che sintetizza quattro elementi: poesia, controllo, improvvisazione, fedeltà al potere della musica. E' vero che lui è una delle stelle più luminose del cool jazz ma è anche vero che la sua genialità si nasconde dietro quella continua ricerca espressiva, in ogni andamento, in ogni spinta che gli arriva dagli altri musicisti. E i pezzi in scaletta lo dimostrano: Cromatic Lee, suite blues potente, Siy, o Warmer Heaven. Gran finale con una suite di oltre venti minuti dal titolo 'O kee: stili che si incrociano per un concerto da rivedere.