Recensione Concerto Adele - Milano

La preziosa voce di Adele

Grande successo di pubblico per l'unica data a Milano. E chi non ha il biglietto resta fuori ad ascoltare

Prendete delle succulenti linguine all'astice e gustatevele inforcandole da un tupperware. Per quanto siano deliziose, di certo il contenitore inficerà il contenuto. Così come è stato per l'abbinata Adele Adkins - Alcatraz. Giovane e aggraziato fenomeno musicale che il pubblico di fan avrebbe preferito vivere a teatro. Perché la fulva londinese dagli occhi chiari merita un ascolto attento e ordinato. E visti il sold out e la fame di biglietti registrati fino a pochi minuti dall'inizio del concerto, forse una location come il Teatro degli Arcimboldi avrebbe potuto essere più idonea. Per la gioia del pubblico (soprattutto dei disabili) e dei media (non pochi fotografi si sono lamentati della postazione assegnata).

Ma torniamo a lei. Adele dal vivo è la conferma delle sue prodigiose doti canore. Meritevole di quei due Grammy Awards portati a casa come "Best New Artist" e "Best Female Pop Vocal Performance" e del premio della critica ottenuto ai Brits. Avvolta in un elegante abito nero che le ingentilisce le burrose curve e i lisci capelli raccolti in una morbida treccia, Adele dà inzio alla serata con il suo primo singolo d'esordio Hometown glory, vera e propria dichiarazione d'amore alla gente della sua città, per poi attingere ai brani di 21, suo secondo e recente album (Disco di Platino nel Regno Unito per le oltre 300.000 copie vendute). Dalla romantica Turnig tables, fino alla nostalgica Don't you remember e la più ritmata If it hadn't been for love. Incontenibile l'entusiasmo appena intona Chasing Pavements, che nel 2008 le ha valso il successo a livello mondiale. Poco più di sessanta minuti di musica dall'inizio e siamo già al giro di boa. Giusto due i brani di chiusura: la nostalgica Someone like you e la grintosa Rolling in the deep.