La grande festa dei Pooh

Tutto esaurito al Datchforum di Assago per la chiusura del tour dei 40 anni del quartetto più famoso della musica italiana

Il popolo dei Pooh è arrivato al DatchForum fin dal tardo pomeriggio in autobus o in auto. I compleanni meritano festeggiamenti da ricordare. Poco dopo le 21.00 si spengono le luci e parte un lungo videoclip. Protagonista è proprio il popolo dei Pooh che omaggia il quartetto più famoso della musica italiana con una serie di "performance casalinghe" che hanno uno spirito: dimostrare che certe canzoni hanno davvero la forza di mettere in subbuglio il nostro immaginario collettivo.

Roby, Dodi, Red e Stefano dal palco dell’ex Forum si impegnano, in quasi tre ore di musica, per farci navigare in quarant’anni di successi dei Pooh. La maggior parte di quelle canzoni firmate dall’inossidabile duo Facchinetti-Negrini, i Lennon-McCartney made in Italy, hanno avuto la stratosferica forza di percepire gli umori di più epoche. Si inizia con “Rotolando respirando” per fare breccia negli anni di piombo, gli anni algidi di un’Italia che faceva fatica a ritrovare un proprio equilibrio dopo l’euforia della beat-generation, segnati dalle loro canzoni come “Vieni fuori”, “Piccola Katy”, “Nel silenzio”. La scaltetta con disinvoltura passa da un decennio all’altro: dagli anni ottanta, sull’onda dell’ineccepibile riflusso con “Giorni infiniti” ai tecnologici anni novanta con “Amici per sempre” o “Uomini soli”.

Un maxi schermo proietta gigantografie di sprazzi di colori o immagini caleidoscopiche che contornano il repertorio, fatto di gemme musicali che i Pooh hanno deciso di tirar fuori. Non c’è niente da fare ma alle canzoni si legano i nostri ricordi, perché sono proprio le canzoni che addirittura possono condizionare la nostra vita imprevedibile: c’è chi rimpiange la fine di un amore con “Dammi solo un minuto”, chi si è liberato una volta per tutte con “Pensiero”, chi ha capito il potere della musica con “Canterò per te”, chi ha conservato una pagina di storia con “Lettera da Berlino Est”, o  chi ha compreso lo spirito di un party allargato a tutti con “La grande festa”.

Comunque vada con questa cascata di musica, il pubblico del Datchforum si è riappropriato della libertà assoluta ed indipendenza di ogni canzone, dalle asfissianti incrostazioni ideologiche della Sinistra di trenta anni fa che snobbava chi faceva canzoni disimpegnate (solo in apparenza). Quarant’anni insieme dimostrano il contrario per i Pooh e per chi ha creduto fino alla fine in questo progetto artistico e musicale.

Tuttavia, ci saremmo aspettati un coro di fan sul palco a cantare con loro "La Grande festa", locandina musicale di 40 anni di musica assieme. Ci saremmo aspettati una miriade di foto ingiallite scorrere su un maxi schermo per rivederli invecchiare assieme ai nostri sogni. Ci saremmo aspettati un leggero ma gradito sovrapprezzo sul costo del biglietto pur di evitare una raccolta di fondi alla fine del concerto. Ma ciò non è accaduto perché ogni artista sceglie con libertà il proprio modo di trasmettere emozioni. I Pooh lo hanno fatto ancora una volta.