La forte stretta di un cantastorie

Folco Orselli inebria La Salumeria della Musica con la sua vibrante energia

Canzoni che non sono in nessun album, storie di strada, di coppie, di vita, di amori, di follia. Sulle note del piano e sulla ruvida voce di Folco Orselli si posa l'alito dell'elegante tromba di Pepe Ragonese, con la complicità della batteria di Giovanni Giorgi, delle tastiere di Sergio Cocchi e del basso di Paolo Legramandi. Inizia in questo modo il concerto, tra candele e odori invitanti a La Salumeria della Musica, per poi continuare tra brani dall'ultimo disco "La Spina", perchè "...ogni tanto, qualche metafora floreale bisogna che si faccia", come dice lui, e brani del primo disco "La stirpe di Caino".

Nella vita, se sei fortunato, incontri delle persone che ti sembra di conoscere da sempre. Il perchè non si sa. Ti emozionano, ti stringono con le loro grandi mani e tu vorresti rimanere lì, in quella stretta di calore. Incontrare la musica di Folco è un po' così e se n'è avuta la conferma lunedì 12 Dicembre nella serata a lui dedicata dai RockFiles di LifeGate.

A colloquiare con lui sul palco e per le frequenze radio è stato Ezio Guaitamacchi, facendoci scoprire un uomo dal cuore tenero, autodidatta, con reminescenze del carillon di api sopra alla culla, che è cresciuto tra i vinili dei fratelli, in primis quelli di Neil Young e scoprendo poi Tom Waits, con la sua teatralità.

La sua poesia, celata dietro ombre di vino, ti accarezza il sangue e inebria i sensi. Come acqua di roccia, forte, il nostro cantastorie muta il suo corpo in vassallo dell'arte, tessuta con paziente ricerca. Il blues, su accordi semplici, gli consente di creare storie profonde, strappandoti sorrisi amari o dolci e ritrovando in esse personaggi familiari. I testi prendono vita e le immagini che si susseguono nella mente sono come vecchie fotografie della nonna, che non è più qui, riposte in una scatola di metallo e da ordinare su un album.

Folco ha quell'effervescenza, quel brio, quel guizzo vitale negli occhi, come il bimbo alla prima recita scolastica. Tutto del suo corpo lascia trasparire la carica emotiva interiore. Senza filtro, lontano dagli ambienti devastanti degli "alti borghi" del mercato musicale, agisce d'istinto, si diverte e lascia ampio spazio ai suoi "fratelli" musicisti, senza perdere il contatto col pubblico.