La contagiosa freschezza dei Teenage Fanclub

Ispirandosi ai Beatles la band di Glasgow ha fatto ballare il Rainbow

Lo spettacolo che ci aspettavamo di vedere da tanto tempo in Italia sicuramente non avrà deluso il pubblico milanese. Per la prima volta nel nostro paese, dopo aver già cavalcato i palchi dell'Hiroshima di Torino, del Circolo degli artisti di Roma e del Covo di Bologna, i Teenage Fanclub hanno regalato al pubblico del Rainbow di Milano un concerto davvero emozionante, chiudendo così in bellezza le date "nostrane".

Nel Club di via Besenzanica la band di Glasgow ha presentato i brani del suo ultimo lavoro, "Man-Made" (2005).
Ben 21 i pezzi in scaletta (a proposito, un ringraziamento particolare al loro tecnico del suono, che me l'ha gentilmente allungata dopo il concerto!), per un paio d'ore di buona musica sognante e profumata. Brani splendidamente congegnati, perfetti nella loro manifattura artigianale (fatti a mano-fatti da umano?), semplici e diretti, ma allo stesso tempo evocativi. Un viaggio nella purezza dei sentimenti, di quelli genuini che ti riportano al calore domestico. Qualche distorsione ogni tanto, per far ballare il pubblico, che ha riempito il locale e che si è divertito godendo del divertimento stesso della band, brava a tenere il palco con calore e partecipazione, in un amalgama di reciproco scambio di emozioni. 

Con 15 anni di esperienza alle spalle, la band scozzese, composta da Norman Blake, Gerard Love e Raymond McGinley (che sono i leader e compositori) assieme al batterista Brendan O'Hare, si è ispirata sin da subito ai Beatles. Nonostante il successo del loro esordio discografico "A Catholic Education" nel 1989 e del secondo album "Bandwagonesque", i Teenage sono rimasti sempre un gruppo di culto, amato dalla critica e degli appassionati, ma sostanzialmente ignorato dal grande pubblico. La situazione non è cambiata neanche dopo l'uscita dei due capolavori "Thirteen" e "Gran Prix". Addirittura per questo ultimo lavoro, "Man-Made", la band ha pensato di affidarsi ad un’autoproduzione, creando un'etichetta tutta sua, la Pema (in mezzo altri lavori, tra cui "Songs from Northern Britain", "Howdy", il best of "Four Thousand Seven Hundred And Sixty Six Seconds"). Ma proprio con quest'ultimo album il successo è arrivato più prepotente ed inaspettato che mai, grazie forse alla lunga gavetta alle spalle, o semplicemente allo stile leggermente diverso che lo caratterizza: meno cori e strumenti, riff brillanti e acuti, che hanno caratterizzato i pezzi della formazione scozzese da sempre, e atmosfere più smussate ed eleganti, per certi versi dilatate, quasi fossero parvenze del passato.
Probabilmente si sente l'influenza di John McEntire, leader dei Tortoise e grande della musica rock alternativa americana, che ha collaborato con loro e li ha portati a registrare a Chicago.

Melodie solari e contagiose insieme alla freschezza dei suoni ci riconsegnano i Teenage Fanclub al massimo della forma! Chi c'era lo scorso 21 ottobre in quel del Rainbow confermerà e di sicuro sarà già corso ad iscriversi al Teenage Fanclub!