La chitarra spericolata di Tommy Emmanuel

All’Alcatraz, il musicista australiano sorprende con virtuosismi e acrobazie ritmiche

Alcune chitarre nascono per suonare La canzone del sole sulla spiaggia, altre per essere spaccate sull'amplificatore su un palco, altre ancora per essere abbandonate in un angolo a prendere polvere. Ma se ognuna potesse scegliere il proprio destino, finirebbe sicuramente nelle mani di Tommy Emmanuel, il musicista australiano che il 3 aprile ha lasciato il pubblico dell’Alcatraz a bocca aperta, tra acrobazie ritmiche oltre i limiti della tecnica.

Non un semplice chitarrista, ma quasi un prestigiatore capace di imbastire interi tessuti orchestrali con la sola dotazione naturale di dieci polpastrelli e sei corde, tanto che il pubblico esulta su ogni virtuosismo come fosse un numero circense. Scherzandoci su, il maestro finge una lezione di fingerpicking, mostrando come riesce a far suonare la chitarra da sola, mentre con una mano batte il tempo sulla cassa armonica e con l’altra simula rumori naturali graffiando col plettro il legno dello strumento. Ma sull'"adesso provate voi", la gente sorride e applaude, incitando le accelerazioni supersoniche nel medley sui Beatles e accompagnando con religioso silenzio la raffinatezza della bacharachiana Close to you. Un vero premio per chi ha sacrificato l’evento calcistico della stagione (la partita Barcellona-Milan, in corso la stessa sera) per regalarsi una serata di vera grazia.