L'altra ala di Luciano Pavarotti

Il Re della Lirica se ne è andato e i giovani lo ricordano anche per le incursioni nel pop-rock

Quando si parla di lirica ti senti in soggezione. Forse per chi si occupa di intrattenimento e spettacolo è come se quell'emisfero fosse un mondo a parte: di pochi o di molti che sia, a volte è puntellato di snobismo. Sulla scomparsa di Luciano Pavarotti già sono stati scritti fiumi di parole, contornati da commenti autorevoli. Pubblicare queste riflessioni un giorno dopo dalla triste notizia, non è un caso, bensì un modo per distaccarsi dall'uragano mediatico e trovare un altro aspetto del tenore modenese: l'ala pop che lo ha fatto volare anche verso un pubblico, distante dalla lirica cortigiana.

PAVAROTTI & FRIENDS - Molti giovani che oggi in borsa hanno l'I-Pod con le canzoni di Zucchero, Elton John o gli U2, sono quelli che molto tempo fa si sono imbattuti nella voce di Pavarotti. Io appartengo a questa generazione, a quella che nel '92 si è ritrovata nell'album Miserere un duetto formidabile: da un parte un bluesman aggressivo come Zucchero, dall'altra la dolcezza del tenore Luciano. I principi della lirica snobbavano blues, pop e rock, mentre Pavarotti ha saputo conquistare i giovani, entrando proprio nel loro mondo musicale con splendidi duetti: Bono degli U2, Barry White, Sting, Lou Reed, Micheal Jackson, Mariah Carry, Deep Purple, e potremmo andare avanti ancora per molto. Pavarotti & Friends non ha distillato soltanto beneficenza nel concept dell'happening, ma ha tirato fuori anche il grande pregio di un artista coraggioso, capace di mettere quella "voce indecifrabile e vulcanica" al servizio della musica, qualsiasi tipo di musica.

IL RICORDO AD HYDE PARK - Quando sono andato la prima volta in Inghilterra, avevo ancora i calzoni corti e i miei 14 anni da adolescente mi portavano ad ascoltare tutt'altro tipo di musica. Mi ha incuriosito quanto le famiglie della middle-class inglese lo adorassero, lo ascoltassero nella quotidianità come una "Pop-Star". Io ho avuto la fortuna di trovarmi per caso al mega concerto gratuito, tenuto da Pavarotti nel 1991 a Londra ad Hyde Park. Ho visto persone accampate con la tenda da giorni prima, pur di essere a pochi passi dal palco. Quando Messer Luciano è salito sul podio cadeva una leggera pioggerellina. Neanche il capriccioso tempo londinese ha scomposto il pubblico, inclusi il principe Carlo e Lady Diana, sotto l'ombrello in prima fila. Quando ha cantato Nel blu dipinto blu - conosciuta a furor di popolo come Volare -  ho compreso quanto le parole e la musica lascino indelebili certi incontri. Da una parte l'Italia di Domenico Modugno, dall'altra Pavarotti International, che con la sua voce possente consacrava ogni suggerimento della partitura. Io vorrei ricordarlo proprio al termine di quel concerto con le braccia spalancate, come Mister Volare aveva fatto tanti anni prima dall'Ariston di Sanremo.

PAVAROTTI E IL WEB - Il suo testamento lo ha lasciato sul web, su Internet, la circumvallazione preferita dai giovanissimi che lui adorava: "Ricordatevi di me come cantante d'opera". A noi, caro Luciano, permettici di ricordarti anche come messaggero di tutta la musica, con "la tua ala un po' pop", alla quale ci siamo aggrappati per sorvolare la musica dal'alto, tra memorie e contaminazioni, tra visioni e futuro, anime salve distanti dai templi e dai riti, che spesso soffocano l'arte. 

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