Joyce

Cantante, compositrice, chitarrista

C’erano una volta Astrud Gilberto e il marito Joao Gilberto, il compositore brasiliano Antonio Carlos Jobim, il sassofonista americano Stan Getz. Ciò che ne venne fuori è comunemente definito bossa nova. Era il 1963.
Siamo nel 2005 al Blue Note per ascoltare l’ evoluzione di quanto accadde più di 40 anni orsono a Rio e dintorni.

Joyce Silveira Palhano de Jesus, detta Joyce, sale sul palco puntuale, pantaloni neri e giacca di raso bordeux con al collo una chitarra acustica corde in nylon senza cassa e senza paletta. Ha l’ influenza e ha dovuto modificare il programma della serata. La sua band suona con discrezione. Tutty Moreno alla batteria usa le spazzole. Rodolfo Stroeter alterna contrabbasso e basso elettrico. Nailor Proveta è poco invadente sia con il sax che con il clarinetto. Il sound è molto ancorato alla tradizione. Molto bossa e poco nu jazz. È necessario attendere il quarto brano per sentire qualcosa di più moderno e veloce. Molto simile al sound di Tania Maria. Chi delle due ci saraà arrivata per prima?

Trent'anni di musica al fianco di musicisti di grande talento si sentono tutti. Non ci sono esitazioni con la voce e con la chitarra. Parla pure un buon italiano. 
Parte una versione velocissima di samba di una nota sola di Jobim. Il pubblico la riconosce e apprezza.
Joyce rivela di aver suonato per la prima volta a Milano 30 anni fa con Vinicius de Moraes. Da Vinicius dice di  aver imparato che è meglio essere allegri che tristi. A Vinicius dedica l’ ultimo brano.
Giudizio finale? Per gli amanti della bossa nova.