John Grant

John Grant, creatività e avanguardia in musica al Fuori Salone

Non si esce vivi dal Fuori Salone. Continuando a parafrasare gli Afterhours, si potrebbe anzi dire che dal Fuori Salone non si esce e basta. Neanche se sei John Grant, eclettico songwriter con uno stile magnetico, a metà tra le suggestioni melodiche anni Ottanta di David Bowie e Supertramp e un alt-rock elettronico tutto synth e suoni campionati. Creatività, avanguardia e crossover perfettamente in linea con i valori della Design Week. E infatti è lui la guest star dell'Elita Festival nella sera dell'11 aprile al Franco Parenti a Milano.

TALENTO RARO - All'ingresso si fa quasi fatica a riconoscere il teatro, nella sua veste inedita di dancefloor, tra bassi martellanti e luci psichedeliche. In consolle è già cominciato il set di Lindstrøm (chi?), un producer norvegese molto conosciuto nei club scandinavi (ah). A lui il compito di inaugurare la serata e anticipare la performance di Grant e compagni (in ritardo per un inconveniente di viaggio), i quali appena arrivati si catapultano sul palco per un veloce soundcheck dietro il sipario. In poco più di un'ora di live, Grant si mostra per quello che è, un artista dal talento raro, capace di far commuovere anche solo con i suoni plastici di una "macchina", giocando con l'alternanza dei generi, mischiando testi intensi e profondi con basi elettropop e perfino dance, mostrando una padronanza del suono senza esitazioni, caricando di pathos ballate folk dal tono catartico.

NON SOLO GRANT - Ma proprio in quei momenti (ad esempio nel finale sognante di Glacier, solo piano e suoni stellari) le note sublimi vengono coperte dai bassi new wave dei Soft Moon nella saletta accanto e dal vociare incessante di intere comitive di persone totalmente disinteressate al concerto, una fauna a occhio e croce composta da: amanti della techno che aspettano il djset di John Talabot, presenzialisti del Fuori Salone che non potevano perdersi una serata così cool, ambasciatori del faccio cose, vedo gente, "woo-hoo girls" e festaioli a prescindere. Tutta bella gente, per carità. Ma non esattamente il pubblico che questo concerto meritava, nonostante le buone intenzioni.