Joe Lovano e Hank Jones

La domenica diventa speciale con due leggende viventi del jazz

Se ci riuscite, provate a rinunciare alla solita passeggiatina domenicale o alla rituale dormita festiva che annuncia l'ozio. Per una volta i soliti riti possono anche essere messi da parte e invece di andare a zonzo in pantofole a ritmo di sbadigli, potreste trovarvi al teatro Manzoni in tarda mattinata, sorseggiare un drink e mangiucchiare qualche snack all'insegna di un Aperitivo in concerto. Se poi, come è accaduto ieri mattina, vi capita di trovarvi sul palco due leggende viventi, questa potrebbe diventare una domenica da ricordare. Ammesso che siate riusciti ad accaparrarvi gli ultimi biglietti, visto che a pochi minuti dall'inizio del concerto era tutto sold out.

L'immaginazione non sempre può arrivare dove la realtà già c'è. Provate a mettere assieme un anziano signore ultraottantenne che della sua passione per il piano ne ha fatto un mestiere ed un sassofonista dell'Ohio che di improvvisazione ne sa quanto voi ne sapete dell'aria che respirate. Non prendetevi uno spavento perché è pur sempre domenica mattina. Quel sassofono ha suonato con Chat Baker e Herbie Hanckoc, e i tasti di quel piano hanno accompagnato stelle come Charlie Parker, Ella Fitzgerald, Cannonball Adderley e Lester Young.

Quando sul palco del teatro Manzoni salgono Joe Lovano ed Hank Jones, il pubblico non sa bene ancora a cosa andrà incontro: occorrerà attendere che queste due stelle del jazz sfoglino una buona parte della scaletta passando attraverso classici ed alcune gemme del loro album "Joyous Encounter". Un bel dialogo musicale che spazia attraverso la migliore tradizione jazz del post-be bop. Il sax irrefrenabile di Hank Jones e il piano scalpitante di Joe Lovano non si fermano mai, ed il pubblico non ha neanche il tempo di tirare giù il fiato ogni volta che questi due signori fanno giochi di prestigio musicale di alta classe.

Ieri la rassegna "Aperitivo in concerto" ci ha offerto uno dei concerti più intensi degli ultimi anni a Milano. Lo ha capito anche il pubblico che in silenzio fino alla fine ha deglutito una grande lezione di musica, che lascia una considerazione: la musica è davvero così potente da poter rompere le barriere culturali, sociali, etniche e di razza.

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