Recensiore concerto Joe Cocker milano

Joe Cocker, figlio ribelle tra rock e blues

Grande live session per la voce più graffiante del nostro tempo. Ad aprire il concerto c'è Morgan

Gli dei del blues non perdonano se fai anche un piccolo sgarro. Non te la fanno passare liscia se nel tuo bagaglio di live session ti porti uno spettro insormontabile come il concerto cult Mad Dog & Englishmen, che nel 1970 mise il rock con le spalle al muro. Gli dei si aspettano sempre di più da te, anche se ti chiami Joe Cocker e continui a brillare, nonostante gli affanni del tempo. Milano è troppo cupa e uggiosa, il Palasharp è una location poco adatta, ma al pubblico che c'è poco importa. In circolazione c'è una voce graffiante che sa ancora scipparti l'anima di dosso, qualsiasi canzone le capiti sotto.

TRA ROCK E BLUES - Joe Cocker mastica rock e poi ti sputa in faccia il blues, senza commettere l'errore grossolano di creare un dislivello tra le canzoni di oggi e quelle di ieri. Nel presente c'è il nuovo Hard Knocks con stucchini presi un po' qui un po' lì (Hard Knocks, Get on, Unforgiven), nel passato c'è lo stretto necessario per scrivere un racconto aggressivo: il romanticismo può staccarsi dalla solita vena banale e trafiggere il cuore della tua donna con You are So Beautiful, anche se lei si aspetta l'immancabile Leave your Hat on; gli scivoloni fanno sbandare emotivamente lo spettatore tra la furia di When the Night Comes e il sentimentalismo di Up Where We belong, che trasgredisce il faccino pulito di Richard Gere nel film Ufficiale e Gentiluomo; l'uragano Beatles fugge dal santuario per correre spericolatamente tra Come TogetherShe Came in Through the Bathroom Window e l’attesa With a Little Help from my Friends, scorciatoia per recuperare le disillusioni perdute di una generazione; il contrasto si fa acceso tra le fasulle certezze di ieri di Unchain my Heart e la chiusura sullo stile soft del domani di Thankful.

GLI DEI DEL BLUES - Troppo poco un'ora e tre quarti di grande musica per ricordarci che il burbero Joe Cocker sembra più l'inquilino dell'America dei grandi bluesman che il fattore dell'Inghilterra campestre, quella ripulita dall'iconografia reazionaria di Her Majesty. Gli dei del blues sono stati a guardare, hanno teso l'orecchio e sono rimasti ammutoliti, perché il figlio ribelle Joe si è piazzato nell'Olimpo e Milano ne è stata testimone in una domenica sera.