Ivano Fossati

All'Alcatraz l'annunciazione dell'Arcangelo della "Canzone Popolare"

Persino la musica ha i suoi "gentlemen".  Sembra un gioco di parole ma non lo è perché anche nell'approccio ad una canzone si può essere "gentiluomini". Un cantautore gentiluomo come Ivano Fossati che si accosta alla scrittura col tentativo di dare spessore ad ogni periodo della composizione, di dare alla musica quel tocco tale da accompagnare il testo senza soffocare la pregnanza della parola, di guardare diritto negli occhi il suo pubblico ed essere complice per tutta la durata di un concerto.

Fossati è ritornato dal vivo ed ieri sera il pubblico dell'Alcatraz ha assaggiato in versione live il meglio della sua ultima fatica discografica: "L'Arcangelo". Una bella squadra lo ha accompagnato sul palcoscenico: Pietro Cantarelli (tastiere), Riccardo Galardini (chitarre), Claudio Fossati (batteria), Daniele Mencarelli (basso) Fabrizio Barale (chitarre), Mirko Guerrini (fiati e tastiere) e Marco Fadda (percussioni).

E' ritornato a suonare il Fossati rabbioso, il cantautore riflessivo che continua a guardarsi intorno senza perdere mai di vista il tempo che lo avvolge. Quando ha cantato la track-list "Cara Democrazia" è evidente che serpeggiava in quelle parole e in quella musica il malcontento per un Paese zeppo incertezze e inquietudini. Il cantautore genovese è tornato a cantare il sociale insieme all'amore, al sentimento, al bullone esistenziale scavando nel nuovo album tra pezzi come "L'Arcangelo" e nei paraggi come "Ragazzo mio" di Luigi Tenco, "Pane e coraggio" e "L'amante".

Tuttavia, il pubblico dell'Alcatraz ha avuto anche voglia di sfogliare l'album dei ricordi, quello di vecchi successi che un artista è destinato a portarsi dietro per sempre. Non c'è modo di scrollarsi di dosso poesie musicate come "Mio fratello che guardi il mondo", "Panama" e la "Canzone popolare". Ha detto in un'intervista recente: "Le canzoni servono anche a star tranquilli e a ballare, ma parlare di cose importanti in quattro minuti è una vera meraviglia". Concordiamo pienamente perché lui quando si apre davanti ad un microfono riesce davvero a fare tutto questo, a farci emozionare, rabbrividire di fronte ad un canzoniere che si trova al crocevia tra denuncia sociale, pensieri, sentimenti e speranza. Sì, la speranza che proprio domani potrebbe essere il nostro giorno, un giorno per tutti. E per una sera l'Alcatraz è diventato "la sauna della speranza", anche se per Fossati lo spazio più congeniale resta il teatro.