Incognito

Spazio creativo e affiatamento tra Soul e Jazz

Più di duecento applausi hanno incorniciato la performance degli Incognito al Blue Note, che sin dal primo pezzo non ci hanno lasciato un attimo di respiro conquistando tutto il pubblico datato tra i trenta e i sessant'anni, senza menzionare la vecchietta dirimpettaia che degustava inebriata i pregi culinari della cucina.

La band ha di recente pubblicato "Eleven" ed è al Blue Note per tutta la settimana. Jean Paul "Bluey" Maunick dirige, con grande piacere dipinto sul volto, i suoi e progetta l’'tinerario della serata anche parlando di buoni sentimenti a più riprese: la pace, l'amore e l'estinzione della guerra dal mondo. Ci fa notare il carattere multietnico del gruppo e ci parla di sensazioni.

Che sensazioni ci crea la sua musica? Proviamo a tracciare qualche critica.
Il miglior pregio del concerto è lo spazio creativo lasciato a ogni performer, poiché la struttura dei brani è funzionale a questo fine, oltre che alla danza e alla cantabilità. L'ensemble è affiatata e la precisone degli attacchi più l'intonazione impeccabile sono così palesi che si danno per scontati. Grazie all'originale fusione tra soul jazz e funk ci sono ampi spazi per solisti che impregnano la serata di solitarie performance. Si distinguono Joy Rose e Imaani, le voci più in forma della serata.

La prima già nel corso dei pezzi più corali viene più volte invitata a una prova solista, quando finalmente ce la regala il pubblico apprezza e applaude con inusitata facilità. Anche la fisicità (capelli alla Jackson Five, jeans e maglietta attillatissimi) oltre la voce (più consona al funk) mantiene il feeling col pubblico che si compiace del citazionismo stilistico sentendosi in pieno revival. La seconda ha meno successo ma ogni suo vocalizzo ha una genealogia diversa, più soul. Forse meno apprezzata proprio perché si rivolge a un ascolto meno istintivo e più ragionato.

Se si guarda Andy Ross invece, sembra di vederlo a casa sua, si muove con molta libertà e argomenta la sua musicalità pescando una volta col flauto e una col sax in differenti repertori e tipologie del jazz: free jazz, fusion, funky. Le altre personalità sono emerse di meno. Troppe prime donne avrebbero disgregato l'incisività di ogni pezzo. Lo stesso leader si è quasi sempre speso per gli altri, tenendo ben presente la differenza tra l'improvvisazione jazz e la colorita interpolazione jazzistica all’interno di un brano.
Questa musica infervora la gente proprio per la ricca commistione di tendenze che sintetizza.

Il successo finale infatti è stato suggellato dal bis prevedibile di Still a friend of mine. Per chiudere poi con One Love di Bob Marley, la giusta coda al clima festoso e ubriacante che goliardici signori incravattati e panciuti hanno contribuito a movimentare gesticolando senza freni. Anche l'atmosfera così ufficiale del Blue Note in particolari serate si svincola dall’ostentazione elitaria e si lascia trascinare nell'informale e nel dionisiaco.