Concerto Teatro degli Orrori Milano

Il Teatro degli Orrori, un'altra dimensione

All'Alcatraz, un concerto tra rock e atmosfere emozionali

Il fumo scenico avvolge il palco dell'Alcatraz, giovedì 29 marzo. Sei sagome si avvicinano agli strumenti. Un faro illumina Pierpaolo Capovilla e il Teatro degli Orrori prende vita. Rivendico, traccia iniziale dell'ultimo disco Il mondo nuovo, proietta il pubblico in un'altra dimensione. Si notano piccole pecche nell'acustica: la voce è troppo alta e rimbomba, le chitarre sono coperte dalla batteria, ma dopo qualche brano si trova un equilibrio soddisfacente. La band si mostra in ottima forma, l'ingresso dei due nuovi elementi alla seconda chitarra e alle tastiere non dissipa la chimica storica dei quattro.

Al solido rock i TDO aggiungono atmosfere più emozionali come l'intensa Ion, dedicata ad un immigrato bruciato vivo dal suo datore di lavoro. Sul palco solo voce e chitarra acustica, una scelta spiazzante conoscendo il repertorio del gruppo. La narrazione continua svelando i luoghi comuni sull'immigrazione e dell'immigrato nei confronti dell'Italia. Ogni canzone è un ritratto, personale e straniante. Anche vecchi brani come E lei venne, Compagna Teresa e Per nessuno si inseriscono perfettamente nel discorso narrativo. La voce si fa più recitante e Capovilla svanisce, inghiottito dal suo personaggio fatto di piccoli gesti e formule di rito: "Thank you ladies, fuck you gentlemen". Il pubblico non sembra del tutto pronto ad accogliere questa nuova veste, nelle pause che richiederebbero silenzio e attenzione si alza un fastidioso chiacchiericcio. D'altronde cambiare è parte della natura umana, speriamo che anche il pubblico colga questo invito.