Il Teatro degli Orrori, misurata crudeltà sonora

"Le pause hanno una funzione narrativa, non sono un vezzo"

Un solo salto per Pierpaolo Capovilla il 23 aprile al Live Club. "Colpa di queste maledette transenne" commenta al termine della prima parte del set. Ma alla fine non resiste e si lancia sul pubblico e nuota in avanti. Il Teatro degli Orrori ha fatto dell'aggressività sonora e d'approccio al palco la sua cifra stilistica. E sul palco di Trezzo non si smentiscono, attacano con Due. Un inizio energico con la chitarra che prepara l'orecchio all'arrivo di una batteria secca e spietata quanto la voce.

Sfilano in sequenza i brani dal nuovo album, A sangue freddo (La Tempesta), spesso introdotti dalle parole di Capovilla. Dal "fallimento della mia generazione" in È colpa mia a Ken Saro Wiwa, "un eroe dei nostri tempi", attivista politico e poeta nigeriano impiccato nel 1995 come dissidente. Un'immersione nelle brutture della nostra società, sperando che ci si possa risollevare, esorcizzando le paure. La scaletta lascia spazio a silenzi, fermi-immagine che preparano all'esplosione come nella, più che teatrale, Majakovskij o nella rivisitazione del Padre nostro. Per il bis la band spinge sull'accelleratore con il trittico Vita mia, Mio Dio, E lei venne! a cui si aggiungono Compagna Teresa e sul finale L'impero delle tenebre, tutte estratte dal precedente album.