Il "Requiem" secondo i Verdena

Tornano a farsi sentire i tre malinconici giovani del rock nostrano con un nuovo album

Sono tornati in tre, i Verdena. Salgono sul palco del Rolling Stone per presentare alla stampa il loro nuovo album, e con le prime note è subito energia. Un'energia dirompente, primordiale e istintiva, come la loro musica. Ci sono momenti più melodici, forse un accenno di british sound un po' retrò in un paio di canzoni, che però non perdono mai la spinta del rock nostrano.

FORZA - Il pregio di questi giovani musicisti è sicuramente la forza che sprigionano nel live. Luca diventa una sorta di demone antropomorfo, che sembra stia per distruggere il palco. Alberto, invece, sfrutta la mimica facciale per far coincidere la distorsione del suono a quella sul suo viso. Roberta, infine, diventa uno con il basso, come se l'unico modo per suonare sia di entrare all'interno del suono.

VITALITA' - I ragazzi alternano la violenza, con cui suonano, a una certa
raffinatezza nelle parti strumentali. Il suono è più indagato e costruito, ma non dimentica le sue origini. Infatti, pezzi vecchi come Logorrea e Luna
(Il suicidio dei samurai) e Ultranoia (Verdena), sono a proprio agio nella
nuova trama sonora che si crea. Le canzoni si dilatano, e riescono ad alternare con maestria un suono corposo e pesante a una certa leggerezza improvvisa e inaspettata. Requiem, il titolo del nuovo lavoro, fa pensare a tonalità cupe, però il pulsare della sezione ritmica, che si scontra con la chitarra graffiante e agonizzante, lo rende paradossalmente di una vitalità incredibile. L'ultima canzone del concerto è come una serie di pillole dolorifiche, delle scariche d'adrenalina, interrotte d'improvviso, poi riprese in un nuovo attacco. Ma ormai non puoi più farne a meno.