Il piccolo mondo antico degli Offlaga Disco Pax

Gli affreschi musicali di Max Collini e compagni colorano il Magnolia

Vecchi schermi dove pulsano le strumentazioni elettroniche. Il leggio, gli oggetti che provengono dal "piccolo mondo antico" degli Offlaga Disco Pax. Sul palco del Circolo Magnolia l'immaginario del trio prepara lo spettatore all'immersione completa. Racconti di epoche che sembrano lontanissime, città che si materializzano attraverso frammenti di storie e personaggi. L'infanzia, l'adolescenza, la maturità. Nella scaletta del 22 novembre c'è tutto.

I testi di Collini, rigorosamente declamati, e il soffice tappeto musicale, ad opera di Fontanelli e Carretti, si espandono in ricordi personali o collettivi. Da Palazzo Masdoni, candido ritratto di Reggio Emilia, a Robespierre, in cui si enumerano gli emblemi degli anni Ottanta, "da Anna Oxa a Sanremo conciata come una punk londinese" a "il Toblerone, qualcuno sa il perché". Il percorso prosegue attraverso i tre album pubblicati dalla band, anche se Gioco di società è il più sondato. Non mancano dalla lista Sensibile, disincantata raffigurazione di due figure controverse come Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, Dove ho messo la Golf? e Onomastica, in cui non ci sono "nomi di Santi da lunario" ma solo "Flore, faune, fiumi, laghi, centrali elettriche". Enver con le sue "piazze piene, urne vuote" chiude il set. Gli Odp abbandonano il palco e di colpo è il presente, eppure il gusto del passato è ancora sulle labbra. Forse perché le storie e i ricordi sono sempre gli stessi.