Recensione concerto Hurts - Milano

Hurts: la wave non passa mai di moda

Il duo inglese live ai Magazzini Generali offre un concerto impeccabile con poca emozione

Magazzini Generali sold out per gli Hurts, la band segnalata come una delle rivelazioni britanniche dell'ultimo anno. Il pubblico è entusiasta, molto lontano dai cliché del malinconico che si adeguerebbero alla musica del duo. Canzoni dai testi riflessivi, su amore, solitudine, indifferenza. Al termine di ogni brano un boato esplode dalla platea. La band, per l'occasione arricchita di altri tre elementi, è vestita di tutto punto, completo grigio, camicia bianca e taglio militare. La musica affascina ma il raffronto con i miti degli anni '80 a cui chiaramente si ispirano non regge. Theo Hutchcraft, cantante della band, non ha il particolare timbro di Morrisey, il carisma sensuale di Dave Gahan o l'aura tormentata di Ian Curtis. Il risultato è pregevole ma chi non è un fan viene tagliato fuori dal pathos. Le emozioni rimangono cristallizzate e non arrivano oltre la prima parte della sala.

Uno show lungamente atteso che ha tolto spazio a qualche altro brano degli ottimi Serpenti. Il duo elettronico ha scaldato il pubblico, impossibile resistere al sound danzereccio. Beat e chitarra, una formazione basica che ha tutte le carte in regola per rimanere impressa: una vocalist dorata, belle melodie e molta attitudine. A luci spente, a dimostrazione della vocazione club e decisamente anni Ottanta, sulla maglia di Luca (programmer) si accende un cuore luminoso, mentre Claudia si muove in coreografie con due dischi di led tra le mani. Lo stile è questione di ironia.

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