Gogol Bordello

Cuore Balcanico ed Energia Gispy

LA CORNICE - Forse nessuna cornice poteva accogliere questo strampalato concerto meglio di Villa Arconati: regale e fatiscente come la loro musica, la reggia di Castellazzo di Bollate ha accolto un folto pubblico, senza batter ciglio, come se fosse già tutto preventivato. Il loro quarto album, un vero e proprio successo, li ha fatti approdare in Italia per la prima volta, con un gran favore di pubblico: l'accoglienza è stata, infatti, notevole. Con un poco di ritardo, tutto era pronto per cominciare: si sono abbassate le luci e le sedie rimaste libere si potevano ormai contare sulla punta delle dita. Il pubblico diligente del parco delle Groane non ha atteso un solo minuto: non appena Eugene Hutz e soci hanno cominciato a percuotere casse e a sfregolar violini, si sono tutti diretti sotto il palco, in pieno delirio adorativo e danzereccio, cosa assai rara durante i composti concerti "seduti" che si consumano a villa Arconati. Un vero tripudio di danzatori, di piedi agitati per tenere il tempo incalzante, di gonne a balze che si gonfiavano e di mani pronte a non perdere un solo colpo.

LE CANZONI - La scaletta è un vero climax ascendente: Immy Punk, Sally, Never Young, Not a Crime, East Infection e poi ancora Dogs, Purple, Mishto, 60 Revs, Trouble Friends, Fuck Globally, Underdog World Strike e, per finire, Darling. Ma il pubblico non era soddisfatto e ha reclamato a gran voce, in piedi sulle sedie e quasi arrampicato sul palco, un bis: e via libera per Punk Rock, Santa Marinella, Illumination e infine Baro Foro.

LE INFLUENZE - La band non ha deluso, ha semmai stupito per l'energia sprigionata, davvero strabordante ed incontenibile: nemmeno per un istante i "Gipsy Punk Rocker" hanno smesso di saltare, agitarsi, percuotere cappelli da pompiere o rompere corde dell'archetto o della chitarra. Nemmeno per un attimo la band (Oltre a Eugene Hutz, che ricorderete nel cast di "Ogni cosa è illuminata", il chitarrista Vlad Solofar, il fisarmonicista Sasha Kazatchkoff, il batterista Eliot Ferguson e il violinista Sergey Ryabtzev) si è placata, in un vero Grand Guignol di ascendenza balcanica, con un pizzico di Klezmer e Flamenco-punk, senza dimenticare antenati Zigani ed eclettici, a metà fra Bregovic ed i Dresden Dolls. Un vero pout pourri di stili, in una atmosfera circense, che una leggenda vuole abbia influenzato Vinicio Capossela  che, poco lontano da Bollate, non smetteva di suonare... Che fosse l'energia Gipsy diffusa nell'aria?