Gli Ozric ci avvolgono con i loro Tentacles

Un viaggio tentacolare che ci porterà nelle infinite dimensioni della musica, dei colori e dello space rock

Entro in un ambiente piuttosto cupo, fatto di ragnatele e di teschi, anche se ad Halloween manca ancora qualche giorno. Ma non mi preoccupo, non sono capitata in un fumetto di Dylan Dog e neanche in una vecchia villa dell'Ottocento abbandonata e impolverata. E' tutto finto, anzi, tutto voluto: sono approdata al Transilvania! Ma non nella Romania medievale, bensì in via Paravia a Milano, a due passi dallo stadio Sansiro.

Qui, tra l'altro, si sta svolgendo il derby-scudetto Milan-Yuve e per questo motivo mi sono precipitata nel locale prima della fine della partita (e dell'inizio del delirio). Sarà stata la massiccia affluenza allo stadio o il fatto che gli Ozric Tentacles sono un gruppo decisamente di nicchia, ma il Transilvania non risulta pienissimo e il target è piuttosto alto,considerato il fatto che la band londinese esiste da una ventina d'anni.

Sono le 22, il concerto è appena iniziato. Sul palco sono in quattro: batterista, bassista, una tasierista, un secondo tastierista chitarrista. Il bassista,Hagos, dall'impostazione più dub "alla Alma" e meno prog, ha alleggerito assieme al batterista Metro la sezione ritmica che, prima del suo arrivo, si articolava invece come una sorta di treno impazzito che deraglia da un binario all'altro, senza accennare a rallentare, anzi accelerando sempre di più. Non cè più uno dei due leader della band, John Egan, che con il suo flauto e i versi gutturali era un elemento decisamente intrigante, stravagante e sufficentemente disturbante.

E' rimasto però l'altro leader, Ed Wynne, tastierista, chitarrista e mente del gruppo, che si è arricchito poi anche di una dolce presenza femminile alle seconde tastiere, Brandi Wynne, divertita e divertente da vedere, completamente disinibita. In totale dunque quattro, ma l'effetto giù dal palco vale come se fossero il doppio. Per gli amanti del genere progressive, quello degli Ozric è sicuramente un concerto da non perdere. 

E per chi non li conosce, invece, occorre semplicemente svelare gli ingredienti che sono alla base della ricetta-Ozric per rimanere incuriositi e invogliati all'assaggio: un pizzico di Gong, Yes, e Genesis, a cui bisogna aggiungere un po' di suoni "moderni" che spaziano dallo space-rock alla World Music. In pratica, una sapiente miscela di samples, sintetizzatori e strumenti acustici, chitarre.

In questa pietanza ricchissima un solo ingrediente è tassativamente vietato: la voce! Difatti, i pezzi sono tutti assolutamente strumentali, sono delle lunghe suites di una varietà compositiva da lasciare senza fiato. Proprio in queste condizioni rimango durante tutte le due ore di concerto, che mi catturano e rapiscono collocandomi in un'altra dimensione, quella di un viaggio che ha un punto d'origine ma non una meta finale, di cui godo soltanto per il fatto stesso di viaggiare e vagare per mete sconosciute.

Rimango ipnotizzata poi fissando le proiezioni sullo sfondo: a spirale, tentacolari, ricche di colori acidi e fluorescenti, abbaglianti. Ma il silenzio della musica, all'improvviso, rompe quest'incantesimo e, come in un ossimoro, risuona come un gong che mi riporta alla realtà. Il concerto è terminato, due ore si sono ridotte magicamente a poche manciate di minuti nella mia anima. E ritorno a casa mia, il viaggio è purtroppo terminato. Nessuna foto come ricordo, ma solo una miriade di immagini sonore, il cui ritorno attenderò con fervore. 

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