Giudabasso...que fiesta loca!

Patchankon energetico contro l'indifferenza per la festa di Radio Popolare

Come sanno riscaldare l'atmosfera loro, pochi sanno fare. E anche tra gli imprevisti i Giudabasso riescono a cavarsela alla grande. Esibitisi sabato 14 gennaio alla Casa Loca, in occasione della festa di Radio Popolare per la trasmissione Liberi Gruppi, si sono trovati a dover fronteggiare un problema non da poco. Infatti, un'ora prima del concerto, il batterista Dario G. si è sentito male, essendo impossibilitato a suonare. E dove lo si trova, all'ultimo momento, un batterista che sappia tutti i pezzi di un gruppo che non è solo reggae, non solo ska, non solo patchanka o dub?! Le sperimentazioni inoltre sono aumentate proprio negli ultimi tempi, grazie all'ingresso nella band di un nuovo bassista Pax, dei campionamenti di Lale The Freeman e del fonico madrileno Nacho. Era queso il primo live della nuova formazione e la tensione dei musicisti era molta. Ci mancava solo che stesse male il batterista! Ma i nostri, se la sono cavata con stile, grazie alla fortuita presenza del batterista di un gruppo a loro molto vicino, gli Unicamista.

Prende così il via il concerto...dopo un intro dub ecco che Andy (voce, chitarra), al megafono, dà inizio alla festa cantandoci della gente che non se la passa tanto bene, che lotta contro le ingiustizie per i propri diritti di uomo. La mente riflette sui problemi quotidiani che tutti affrontiamo, ma spazia anche attraverso il caldo sole del Mediterraneo, culla di popoli uniti dallo stesso mare, sottolineando le radici comuni di tutti noi residenti in questa "Babylon". Seppur non sia potuto essere il solito live dei Giudabasso, la combriccola ha intrecciato, insieme al batterista ospite, un bel set, jammado tra storici brani come "Stear it up" di Bob Marley e brani propri dal primo album omonimo. Grande energia dell'ensemble, da Papa Andy a Lu Tony (percussioni, cori) che incita la gente a saltare, ai fiati di Zampa (sax contralto, cori) e Mikelozzo (sax tenore, cori), ad Al Master riff (chitarra), a Lale The Freeman e Pax.

L'intesa e l'esperienza maturata in dieci anni insieme hanno fatto 'sì che il live improvvisato riuscisse bene. Si vede che amano quello che creano su e giù dal palco!
Non più infreddolita ringrazio i Giudabasso per la musica sorridente e colorata, ma che ci fa guardare in faccia alla realtà. Mi preparo a rituffarmi nel freddo della città, sempre più convinta che si debba combattere l'indifferenza e il grigiore. Esco e già un ragazzo e una ragazza, che non conoscevo, mi chiamano per il mio cappello bianco e iniziano a chiacchierare...segno che anche a Milano si possono rompere quelle barriere interpersonali che allontanano gli individui.

Se volete saperne di più sui Giudabasso o ricevere il loro album "Giudabasso": www.giudabasso.net

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