Giovanni Nuti in concerto con Alda Merini

Atmosfere arabeggianti che evocano il Mediterraneo nell'esibizione di un grande cantore e della musa dei Navigli

Il teatro dei Filodrammatici ha accolto con entusiasmo il concerto di Giovanni Nuti, lo chansonnier viareggino di nascita e milanese di adozione, che è entrato nell'olimpo dei grandi creativi dopo aver avuto una grande intuizione: musicare le poesie di Alda Merini. Nuti, lo aveva già capito durante le collaborazioni di prestigio con artisti come Ruggeri e Vecchioni, che la musica e il teatro hanno molto in comune, che la poesia nasce certamente da un verso ma riesce ad intrufolarsi nelle note di un pentagramma. Quando questo avviene si sprigiona la sublimazione dei sensi e un concerto diventa qualcosa di più, un atto sacrale fatto di emozioni, riflessioni, sbalzi repentini di stati d'animo. E' stato quello che ha percepito ieri sera il pubblico del piccolo teatro di via dei Filodrammatici.

Nella scaletta del concerto al Filodrammatici ci sono brani editi ed inediti di Nuti tra cui primeggiano "Piedi adorati", "Tirate i sassi alla luna" (mancata concorrente al Festival di Sanremo del 1991) e la cover di un successo di Brel: "Canzone dei vecchi amanti". Dall'interpretazione intensa gli spettatori si accorgono che Giovanni Nuti è un musicista che continua sempre a mettersi in gioco, che guarda alla memoria e riesce a dissolverla nella sperimentazione, nel tentativo di creare senza perdere mai di vista la vita che ti passa intorno.

Il momento culmine è segnato dalla costante presenza sul palco di Alda Merini: lei, la grande poetessa che a volte riesce a tirare fuori pagine agghiaccianti perché mettono in gioco una vita fatta di piccoli passi in equilibrio tra follia e disperazione. I suoi versi ti sfilzano l'anima, ti fanno ritornare l'occhio indietro ogni volta che ingoi con avidità un verso perché quel verso non vorresti mai perderlo, non vorresti mai che sfuggisse dalla mente. "Chiediamo scusa alla signora Milva se abbiamo fatto da soli questa volta - esordisce la poetessa, riferendosi all tournée Milva canta Merini - ma anche i bambini crescono."

E così i versi di "Sono nata il 21 a primavera" diventano un certificato di nascita intenso e commovente mentre la platea si sofferma sul "non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta". Se "I miei poveri versi" rivitalizzano la condizione alterata dei poeti, con la spiritose "Gli inguini" e "I sandali", che chiude il concerto, si ritrova la metafora e la libertà dell'epressione.

Delle liriche della "musa dei Navigli" il nostro chansonnier ne ripropone tre tratte da Il Poema della croce: "Ruota verso di me la tua passione", Il legno" ed "Eterna natura", estratti dell'omonimo cd uscito a dicembre, primo in classica dei download dal sito di Messaggerie Musicali. Nota di merito anche per tutti i musicisti, impeccabili nelle esecuzioni dei brani. Sperando di rivedere questa perla ad un prossimo festival, ci auguriamo che uno dei tanti teatri milanesi abbia il coraggio di investire sulla qualità per la prossima stagione: inserire questo recital-concerto nel cartellone.