Giovanni Allevi

Flusso di parole e note che raccontano intime emozioni

Folla trasversalmente colorata per genere ed età: facce che non te le aspetti a un concerto di un pianista. Visi pronti ad applaudire il timido fenomeno pianistico, plastico trovatore delle nuove tendenze pop e contemporanee. Giovani non molto giovani, ma molti e tutti per Giovanni Allevi. Sembra quasi un concerto di musica pop, invece no. Sarebbe forse meglio parlare di una serata sotto forma di dialogo.

Allevi è un timidone dannatamente riccioluto, naturalmente ironico nel sottolineare la sua goffagine. Entra di corsa impacciato: "Sembra l'applauso finale" e il ghiaccio è rotto. Allevi prende per mano il suo pubblico, racconta storie di ordinaria umanità con stile ed humour degni di un vero affabulatore. Non è mai chiaro il confine fra parole e note, come quando inizia con "Go with the flow", commenta Allevi: "Fai le cose col cuore e le porte si aprono e l'universo torna in tuo favore". La massa di ricci non si muove ancora, quasi tentennante e chino nasce "Ciprea", ritmica africana, ma carattere europeo, rimembranze di jazz anni '30 e citazioni di wagneriana memoria. Ecco "Come sei veramente": ed ecco raccontato in un groviglio di note quell'attimo indefinito e rivelatorio dell'amore. Prosegue con "Prendimi", una rincorsa di note che non ha esito: mani invisibili che corrono troppo veloci. E ancora, "Ti scrivo", "Pensieri nascosti" e "Le tue mani".

Non finisce mai il flusso tra note e parole, Allevi non smette di raccontare i suoi pezzi e di suonare i suoi racconti; un po' come spargere bussole fra le note, una colonna visiva al suono puro. Balliamo:  "Qui danza" con citazione hegeliana annessa, ma talmente jazz "che con Hegel non c'entra niente..." e che invece parla di femminilità ed energia allo stato del suono solido. Scroscia di applausi al Nazionale.
 
Allevi non si risparmia, in "notte ad Harlem"  rincorre le note quasi a inventarne di nuove, mentre in "Breath (a meditation)" rivendica il valore del silenzio. Gioca a far respirare il pianoforte che diventa per pochi secondi la cassa di risonanza delle emozioni collettive condensate in sala. Si chiude con tre inediti del suo prossimo album tra jazz e arpeggiate citazioni rinascimentali, un trionfo istrionico che lascia un surplus di emozioni che va molto oltre il concerto di un perfetto esecutore.

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