Gigi Cifarelli

Empatia, sapori italiani, sonorità mediteranee al Blue Note

Gigi Cifarelli si impone davanti al pubblico del Blue Note della domenica sera grazie alla sua empatia, ovvero la sua capacità di mettersi nei panni di chi gli sta di fronte. Esordisce con qualche battuta, poi sfiora la sua sfera personale e fa cenno al suo pubblico. Impugna la sua chitarra, inizia a grattugiare note dai sapori mediterranei con la stessa costanza di un ciclista. Per chi lo ascolta da sempre non è una novità la sua passione per la bicicletta, per le lunghe pedalate che come gli accordi di una chitarra possono farti arrivare dove vuoi.

Cifarelli inventa sul palco del club di via Borsieri un blues dalle tinte forti come i dipinti picassiani del periodo blu. Intensi e decisi finché il jazzman riesce a creare atmosfere altalenanti che lo riportano alle sue collaborazioni con stelle come Chick Corea, Sam Rivers, Jack De Johnette, Mark Murphy e Jimmy Owens. Il concerto di domenica sera diventa una provocatoria jam session assieme ai suoi musicisti che lo assecondano, che gli stanno dietro anche davanti a qualche piccolo imprevisto. Salta via una corda alla chitarra e Gigi cambia subito strumento facendo un cenno come per dire che questo è il bello della musica live.

Tuttavia, Cifarelli, oltre a farci sorseggiare istantanee musicali del suo repertorio, spulcia nella canzone melodica del Belpaese dimostrando che un buon pezzo, rivestito di jazz, può rinascere, può rivivere e mirare ad altri orizzonti. Questo accade per le belle versioni riarrangiate di “Roma non fa la stupida stasera”, la battistiana “Il tempo di morire” o l’accenno a “Grande grande”. Non manca l’omaggio alla canzone napoletana con la versione delicata e sussurrata di “Monastero ‘e Santa Chiara” che lo riporta alle sonorità della proficua collaborazione con Tullio De Piscopo. Il tempo passa in fretta e gli fanno cenno da dietro le quinte che il tempo è scaduto. Ma lui, da “ciclista incallito” continua a pedalare con la sua chitarra e trovare il pretesto per fare un bis, convincendoci che in Italia si sta producendo jazz di qualità.