Giardini di Mirò

Musica made in Italy tout court

Sono ancora frastornata, a 24 ore dal concerto di ieri sera, 14 ottobre, dei Giardini di Mirò al Jail di Legnano. Veste rinnovata e più accogliente: dalle due sale che c'erano fino all'anno scorso, i gestori del circolo Arci ne hanno ricavata una unica più grande, con l'effetto che anche la gente che prima lasciava la live-hall per accedere al bar, adesso è concentrata a due passi dal palco. Un po' di calore in più da parte del pubblico, nei confronti di un gruppo che ha saputo ricambiare scaldando a sua volta con atmosfere emozionanti.

La band emiliana, composta da Jukka Riverberi, Lorenzo Lanzi, Mirko Venturelli, Luca Di Mira, Corrado Nuccini, ha cavalcato il palco con il suo sound slow-core, presentando un pout-pourry dei suoi brani più famosi. Atmosfere dilatate in un flusso psichedelico. Melodie romantiche, leggere e soavi, che lentamente crescono, s'ispessiscono, si sporcano di rumori, "stonano", per certi versi disturbano...
Il tutto ad un volume assordante, pronto a scemare all'improvviso, per poi subito ricominciare. Una ciclicità, un'onda che va e viene, quasi un blocco unico e non un insieme di brani singoli.
Più di un'ora di concerto, quasi esclusivamente strumentale ad eccezione di un paio di pezzi interpretati dal cantante degli Yuppie Flu, Matteo. La tensione si mantiene alta dall'inizio alla fine, il pubblico risponde caloroso durante tutto il tempo.

Una grande vittoria per i Giardini. L'espressione porta-fortuna usata da Michelangelo Antonioni nei suoi film, "Giardini di Mirò" (sarà un caso?), ha fatto centro anche questa volta, donando punti importanti alla musica "made in Italy" tout court.