
Kensington Garden resta il suo paradiso, perché lo sguardo di Freddie Mercury si affacciò lì poco prima di morire il 24 novembre di venti anni fa. Gli anniversari rischiano il più delle volte di riciclare le emozioni. A metterci il resto poi ci sono social network e compagnia bella.
Freddie Mercury con o senza i Queen? Oggi potrebbe stare bene pure da solo, dominare il palcoscenico senza il resto della ciurma, perché la sua voce è la più bella della storia del pop e del rock messi assieme. Azzardiamo? Sì, facciamolo pure, non perché sguazziamo tra le celebrazioni.
LIVE FOREVER - La Gran Bretagna doveva "fottersi" la sua "Regina" per rendersi conto molti anni dopo che quelle non erano "canzoni usa e getta". Il crudele consumismo della musica nell’era digitale ci mette alle strette da una parte, ma dall’altra ci fa voltare indietro e ammettere una volta per tutte: non erano solo canzonette mescolate tra lapilli sinfonici, vezzi pop e riverberi rock, quelle di Freddie Mercury e compagni. Erano e sono piuttosto lo sforzo di sgrammaticare i luoghi comuni, divorando l’affanno del "Great pretender", nella più grande menzogna che è la vita. La musica può cambiare le regole. Dopo vent’anni Freddie Mercury non vola tra gli angeli in Paradiso, ma striscia negli inferi a cantare per tutti i poveri diavoli che nella vita hanno scelto di "essere e non di avere".