Foo Fighters

Un live di pura adrenalina tutto "In Your Honor"

Settemila persone, arrotondate per difetto: questa la folla che il 23 gennaio ha riempito il Mazda Palace in occasione del concerto dei Foo Fighters.
La band, fondata nel 1994 dall'ex-batterista dei Nirvana Dave Grohl, sale sul palco nella seguente formazione: Taylor Hawkins alla batteria, Nate Mendel al basso, Chris Shiflett alla chitarra, Grohl alla chitarra e voce. Sembra un assetto da guerra più che un concerto. Dal primo minuto (ore 21.40) fino alla fine (ore 23.20) il gruppo ha "devastato" il suo amatissimo pubblico con un'ora e quaranta di adrenalina pura.

La canzone apri-pista è "In Your Honor" appartenente all'ultimo album omonimo (2005) che infiamma subito i fan, un pubblico di telefonini accesi che fotografano come tante lucciole, di gente che poga e si scalmana, ma anche di individui seduti che godono dall'alto, in tutte le sue parti, uno spettacolo elettrizzante che fa ballare i seggiolini scomodi del Mazda.
I brani sono tutti consecutivi, come un fiume in piena che ti travolge. Grohl non beve mai un goccio d'acqua, in quasi due ore di concerto urla, "violenta" la chitarra in ogni modo possibile, la suona in ogni punto del corpo e dello spazio, in ogni atomo di palco, dietro al collo. Sembra nato con lo strumento a tracolla. Se pensiamo che nasce come batterista...

Gli incitamenti ai suoi fan sono continui, energici, spronano laddove non ce ne sarebbe bisogno. In alcuni siparietti parla in italiano, scherza, provoca: "Dedico questa canzone a Milano, al Leoncavallo, dove abbiam suonato vent'anni fa". C'è posto per uno splendido assolo per lui, luci spente a parte un faro bianco che lo punta all'angolo sinistro del palco, davanti al pubblico, ad un passo dallo scivolare giù (e in questo caso chi lo noterebbe, mischiato alla tanta gente che già vola, viene lanciata in aria, si tuffa?).
Poi è la volta dell'assolo del formidabile batterista, Taylor Hawkins, acclamatissimo da tutti.
Con "Learn to Fly", del terzo album "There is Nothing Left to Lose" (1999), c'è una vera e propria esplosione. Spettacolari anche le luci, che spesso partono da proiettori sparsi sul palco e generano dei prismi di luce che si espandono verso di noi, di un verde acido. Si alternano ai blu, ai rossi, ai "fucsia milanodabere" (sorrido).

I volumi sono assordanti, i suoni buoni, a parte forse il basso, che non si distingue molto nel muro sonoro. C'è posto soltanto per un pezzo acustico (anche se l'ultimo album, In Your Honor, è doppio, e contiene un disco intero acustico), che rallenta la tensione prima del gran finale, letteralmente esplosivo. Grohl torna al suo primo amore e si risiede alla batteria, Hawkins imbraccia la guitar e si improvvisa cantante. L'esperimento fa sorridere, ma il finale è Foo Fighters tout court e "Hell" ("In Your Honor"-2005) manda tutti "all'Inferno", di suoni, passioni, di colori accessi e fiammanti.