Elio e le Storie Tese

Gli Elio e le storie tese anticipano i brani del nuovo album tra gli applausi degli Arcimboldi

Ci sono film che abbiamo visto mille volte, dischi che abbiamo ascoltato ripetutamente per anni, libri già letti e riletti, ma per alcuni di loro ogni volta è un'emozione nuova, bella e intensa come la prima. Gli Elio e le storie tese dal vivo, come nel concerto di venerdì 12 aprile agli Arcimboldi, sono un'esperienza che rientra tra quei casi rari. Non importa quante volte li hai già visti, la garanzia è che sarà, sempre e comunque, uno spettacolo da non perdere.

CLASSICI REINVENTATI - Per i fan degli Elii, il live è doppiamente carico di aspettative. Coincidenza vuole, infatti, che cada nel giorno in cui viene diffuso nuovo singolo dall'attesissimo album in uscita il 7 maggio. Lo show inizia subito col botto, con una carissima conoscenza del pubblico. L'architetto Mangoni in tutina sgargiante incarna una delle icone dell'Elio-pensiero, il Supergiovane, antieroe dei nostri tempi imprigionato nel suo becero giovanilismo. Sul palco la formazione classica fa il solito sfoggio di virtuosismi di altissimo livello tecnico e nel proporre i grandi classici riarrangia intere sezioni strumentali, mentre Elio reinventa parti di testo con riferimenti d'attualità. Il più ricorrente è la spietata irrisione nei confronti dei Modà, rappresentanti del dilagante "analfabetismo musicale", che diventa un leit motiv della serata: "Loro sì che ce l'hanno fatta, noi dopo trent'anni siamo un ancora un gruppo emergente".

I NUOVI BRANI
- Nella parte centrale è il momento degli inediti direttamente dall'Album Blango di prossima uscita. Oltre al nuovissimo Complesso del Primo Maggio, esilarante parodia della kermesse in piazza San Giovanni, spazio anche ad un brano prog che omaggia gli Area, a uno dedicato a internet ("Perché nessuno a parte i Gazosa lo ha mai fatto") e a uno che prende in giro la vita delle giovani band nelle sale prova, tra siparietti introduttivi e improvvisazioni da vero e propria pièce comica teatrale. Vero è che l'idolatria diffusa in platea porta la gente a ridere a ogni minimo movimento sul palco, ma le battute si rincorrono con ritmi trascinanti e i balletti trash di Mangoni fanno il resto. Nel finale, dopo classici del calibro di Cara ti amo, Il vitello dai piedi di balsa e T.V.U.M.D.B., il manifesto Tapparella, da tutti cantata a squarciagola, chiude il set per una standing ovation sulle note del Nessun Dorma. E mentre si torna a casa, viene già voglia di pensare al prossimo appuntamento.
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