Coldplay

A rush of blood to the heart

Ok, l’ultimo album non ha il piglio dei primi due. Pur essendo sempre di grande qualità e di piacevole ascolto, è troppo perfettino, troppo levigato.
Stavolta, quindi, vado al concerto dei Coldplay più per fede che per passione.
E soprattutto perchè un mio amico mi ha regalato il biglietto.
Ma, si sa, le cose inaspettate sono quelle che danno più soddisfazione.
Ecco, allora, che mi ritrovo catapultato in sensazioni che credevo dimenticate, se non addirittura perse. Mi accorgo che i Coldplay mi sono rimasti impressi nel cuore e nella mente molto più di quanto immaginassi. E che questo concerto aggiungerà un altro segno indelebile.

Chris è in ottima forma, come tutta la band. Si parte con la prima canzone del nuovo album, quella Square One che è il vero punto di contatto tra X&Y e il suo predecessore. Tanto che la successiva Politics ne sembra la naturale estensione. E poi è già tempo di Yellow. Le luci si fanno accecanti e sulla platea del Forum di Assago piovono enormi palloncini gialli: a volte basta così poco per emozionare! Il concerto scorre su altissimi livelli di pathos e con una partecipazione del pubblico davvero incredibile, che sembra sorprendere lo stesso Chris. Lui incamera, ride e restituisce il tutto amplificato.
Luci e scenografie accompagnano alla perfezione le canzoni, facendole rendere al massimo e di tanto in tanto rubando persino l’occhio, altrimenti incollato sui movimenti della band.

Ma quello che impressiona di più è il suono: molto più potente, energico e rock di quello che esce dal lettore cd. Così, a ogni concerto, i Coldplay scollano, angolino dopo angolino, quell’etichetta di band melensa e depressa che i detrattori cercano di appiccicare loro addosso. E tutti quelli che li hanno amati sin dagli inizi riscoprono quella vena grezza, quella spontaneità quasi ingenua, quella urgenza di comunicare che anni fa li aveva fatti apparire come un frutto acerbo nel marcio mercato della discografia.

Alternando con equità ed equilibrio le canzoni di tutti e tre gli album, i Coldplay arrivano ai bis accolti da un’ovazione a cui ricordo di aver preso parte raramente. E il loro congedo è da pelle d’oca: Shiver è un brivido, In my Place è un inno deflagrante, Fix You è un coro di 14mila voci all’unisono.
I Coldplay dal palco salutano, si inchinano, ringraziano. Il pubblico intorno alza le mani in un abbraccio di infinita riconoscenza.
È ora di tornare a casa. Penso al mio amico che mi ha regalato il biglietto. Penso che devo assolutamente ringraziarlo. E siccome non l’ho ancora fatto, ne approfitto adesso: grazie, Dan.