Clark Terry

I lettori di Milanodabere viaggiano nella storia del jazz con il campione di St. Louis e il suo quartetto

ARTE DA DEGUSTARE - Ogni volta che scrivo un pezzo, immagino i nostri lettori. Cerco di capire quali sarebbero state le loro reazioni di fronte ad uno slalom di violini o ad una battuta di un monologo. Arte da degustare è un appuntamento che mi godo volentieri, perché magari posso confrontarmi con i lettori alla fine della performance. So che quell'evento lo sto vivendo assieme a loro, che grazie alla Milanodabere CARD hanno avuto questa volta una rara opportunità: assistere al concerto di Clark Terry al Blue Note ad un prezzo agevolato.

LA LEGGENDA - Il termine "leggenda vivente" spesso viene svuotato del suo significato perché c'è un abuso tra le righe della nostre letture. Questa volta è azzeccato l'utilizzo per l'anziano jazzman di St. Louis, che nonostante gli acciacchi della vecchiaia, resta padrone della scena. Il sax di Antonio Kendrick Stantawn apre la serata e poi, come in fila indiana, entra in gioco il vibrante piano di Donald Friedman e il basso di Marcus Mclaurine. Passano cinque minuti e i musicisti si guardano sbigottiti perché Clark Terry non impugna ancora la tromba. Sembra un gioco, e se il maestro Terry stesse facendo il burlone con i compagni di avventura? E' un sottile gioco di "sfida" artistica - accade anche a Teatro - tra i grandi esecutori. Poi quella tromba, con una scia sottile di fiato, suona e il pubblico applaude.

VIAGGI FRAMMENTATI - La batteria insolita dell'unica donna della band, Sylvia Cuenca, scandisce il ritmo e "il gioco di improvvisazioni" che il deus ex machina Terry scodinzola è sorprendente. Silly Samba mette il buon umore tra i vari strumenti, preparando il terreno all'omaggio a Miles Davis con Make my love. Terry sfila con il flicorno una sorsata di malinconia autunnale con The days of wine and roses, dedicata alla moglie scomparsa dell'amico pianista Friedman. Novanta minuti di un'esecuzione che si guadagna un posto in vetta agli annali del Blue Note milanese. Al termine del concerto, ho scambiato con lui un paio di battute. Mi ha stretto la mano con la stessa intensità di B.B. King a New Orleans. Io e Clark Terry abbiamo impugnato lo stesso bicchiere di vino rosso, e in quel liquido altalenante l'ho visto in controluce con Basie, Ellington, Peterson e Fitzgerald.   

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