concerto goran bregovic milano

Champagne per tutti

Goran Bregovic e la sua "Orchestra per Matrimoni e Funerali", Villa Arconati esplode a ritmo gitano

La musica di Goran Bregovic ha lo stesso effetto di quell'epidemia di peste di cui scrive Antonin Artaud, teorico teatrale nato alla fine dell'Ottocento. La peste, sostiene Artaud, è un'entità che anima il palco e invade lo spettatore. Un virus che si diffonde rapidamente tra la gente in sala e scioglie conflitti, sprigiona forze, spinge il pubblico a gesti inconsueti e nessuno riesce più a stare fermo, tanto è grande la sua potenza. (Il teatro e il suo doppio, 1938). Ora, impossibile affermare che Artaud possa aver ascoltato mai un disco di Bregovic, nato pochi anni dopo la morte dello studioso, eppure la musica dell'artista di Sarajevo – non a caso molto teatrale – fa esattamente lo stesso effetto. Un'epidemia che contagia tutto il pubblico, a ogni live, come accade a Villa Arconati di Castellazzo di Bollate (scenario da favola) quando presenta il suo nuovo album, Champagne for Gypsies. Persino chi pensa di godersi il concerto seduto, a un certo punto, scatta. Come un tic improvviso, uno si alza e balla.

PENTOLACCE CHE ESPLODONO - Maestro di quella musica balcanica adesso presa tanto di mira da Elio e le Storie tese, Goran Bregovic presenta la nuova fatica a quattro anni di distanza da Alkohol ed è una vera e propria festa, non c'è altro da aggiungere. Un tripudio di sonorità balcaniche e gitane, eseguite in compagnia del suo inseparabile complesso di ottoni e cori bulgari, The Wedding and Funeral Band, che si chiama così proprio perché suona veramente con tutta questa energia dopo i riti funebri, come da tradizione. L'atmosfera è quella di chi ha voglia di divertirsi e Bregovic, nonostante un serissimo vestito tutto bianco, scherza con la band e con il pubblico: "Ci sono zanzare grosse come coccodrilli ma tranquilli, pizzicano solo noi gitani". Omaggia Cesária Évora, "la diva a piedi nudi" scomparsa pochi anni fa, cita i Gogol Bordello e gli intramontabili Gypsy Kings quando suona i brani che ha inciso con loro, Be That man, Balkaneros, Presidente. È tutto fragoroso e ritmato, si fa attendere ma poi esplode, è come quando una pentolaccia finalmente si rompe e non finisce più di far cadere caramelle e cioccolatini. I temi affrontati non sembrano neanche quelli della tormentata popolazione gitana, della difficoltà di essere accettata e delle ghettizzazioni relative, tanta è la frenesia.

E CHAMPAGNE PER TUTTI - È vero, non è il Bregovic del passato che lascia a bocca aperta quando mixa il folk all'elettronica, quando affronta temi sacri con i suoi ritmi velocissimi e che poi si fermano all'improvviso, non è nemmeno più quel Goran delle origini quando tra i club di Sarajevo componeva il rock più puro, di quando anche Iggy Pop lo interpretava. Champagne for Gypsies sono bollicine per tutti, è solo spensieratezza, ma che c'è di male in questa inesauribile esuberanza per tutto il tempo del concerto. Dall'inizio in cui sono tutti composti fino alla fine, quando nessuno bada più alle misure di sicurezza, non si dà retta ai gorilla sotto il palco ed eccoci qua, tutti a ballare, senza pensare a niente, ai piedi dell'orchestra. Che sia un pizzico di sana invidia, quella di Elio, per l'effetto-peste?
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