
Duemila persone hanno assisito al concerto del 24 giugno dei Baustelle. Il Carroponte ha aperto il palco delle grandi occasioni, teli bianchi mossi da un leggero vento e colorati dall'impianto luci. Un concerto che dà ampio spazio, come prevedibile, a I mistici dell'occidente ma riserva anche un'ampia selezione di brani da La malavita (il più saccheggiato), Amen e La moda del lento. A dare inizio alla musica è I provinciali, quadro impietoso della provincia italiana e dell'Italia provinciale. Subito dopo Bianconi si gioca i singoli dell'ultimo album Le rane e Gli spietati, la reazione è quella giusta e prevedibile: cori e pubblico entusiasta.
La poesia della band è tutta nell'equilibrio tra immagini decadenti e malinconiche e melodia dalla leggerezza disarmante, vedi su tutte La guerra è finita, Il corvo Joe e Charlie fa surf (a cui è affidata la chiusura ultima del concerto). Spesso la cornice, seppur suggestiva, del Carroponte sembra inadatta a contenere la musica dei Baustelle sarebbe meglio un teatro all'aperto, dove fruire le canzoni da seduti, altre volte, invece, muoversi è l'unico modo per ricevere in pieno le emozioni e la musicalità del gruppo. Antrophagus la canzone "dedicata alla mia città, Milano" mette in risalto con la sua coda strumentale le potenzialità dei nuovi elementi, alle tastiere, ai fiati, alle chitarre e alla batteria.